Più so, più so di non sapere

Quando Socrate affermò ‘più so, più so di non sapere’ in realtà fu meravigliato di come persone illustri ne sapessero meno di lui. Platone racconta di come lui brillasse in saggezza proprio perché non s’illudeva di sapere ciò di cui non ne era a conoscenza, ma semplicemente lo ammetteva.

Questa affermazione viaggiò tramite questi scritti fino ad arrivare ai giorni nostri, per ricordarci che la conoscenza non è mai abbastanza.

Non è possibile colmarla, ma anzi, più la si accresce, più si trovato molteplici vie di approfondimento che ci ricordano che in fondo non siamo così conoscitori.

Nessuno ha possibilità di avere una visione completa.

Ricordiamocelo quando parliamo con un’altra persona in una qualsiasi discussione.

Ogni persona che incontriamo potenzialmente può insegnarci molto, sta a noi cogliere il diverso punto di vista per apprendere ciò che prima sconoscevamo.

Modestia

Non pecchiamo di arroganza cullandoci su titoli e riconoscimenti, sappiamo sempre una limitata quantità di informazioni.

Socrate era consapevole che la conoscenza umana è limitata e che non è possibile possedere una verità assoluta.

Riconosceva che ci sono sempre cose che non sappiamo e che il sapere stesso è in continua evoluzione.

Questa consapevolezza lo spingeva ad interrogarsi costantemente e a mettere in discussione le proprie convinzioni, evitando di cadere in arroganza intellettuale.

Dal momento in cui crediamo di aver appreso quanto necessitiamo, ecco che smettiamo di crescere, di evolverci, di migliorarci.

Il rischio non è solo l’apparire arroganti, ma proprio quello che rimanere incatenati nello stesso gradino credendoci arrivati.

Sicuri ma in discussione

Possiamo essere sicuri in noi stessi, lungi dal non esserlo, ma nella consapevolezza che anche le nostre più radicate convinzioni possono essere messe in discussioni.

Quello che avevamo appreso non è detto che sia più attuale, che sia ancora corretto o che lo sia mai stato.

Si cresce quando si è in grado anche di metterci in discussione.

Proprio la consapevolezza della propria ignoranza diventava per Socrate il motore della ricerca della conoscenza.

Era proprio il non sapere che lo spingeva a dialogare, a confrontare le idee e a mettere alla prova le sue ipotesi.

In questo senso, la sua “dotta ignoranza” era una condizione necessaria per intraprendere un vero e proprio percorso di apprendimento.

Leggi anche:

Quanto conta il contenuto nella comunicazione?

Imparare ad imparare – riflessioni e 8 punti chiave

Imparare ad essere positivi

Vuoi ricevere gratis la nostra newsletter?

✔️ Riflessioni
✔️ Strategie
✔️ Crescita
✔️ Tecniche
✔️ Consapevolezza

🔺benessere🔻
🔺continuo miglioramento🔻

inserisci l’email sotto oppure a questo link


COSA NE PENSI?

Vuoi condividere l'articolo sui tuoi social? :) Per commenti e idee: info@vivereadesso.it