Siamo nati per essere felici. La felicità la ricerchiamo ogni giorno, cercando di farla durare più a lungo possibile.
Difficile definire la felicità, è soggettiva, è personale, varia nel corso della nostra vita.

Bisognerebbe sempre chiedersi ‘cosa è la felicità‘ per noi.
Che sia trovare l’amore della nostra vita (e goderselo), raggiungere certi traguardi nel lavoro, o lasciare il mondo un posto migliore.
Cosa è la felicità per te? Rispondendo a questa domanda, saprai verso dove andare.
La risposta può cambiare nel tempo, perché siamo noi a cambiare.
In un periodo della vita potresti ossessionarti nel lavoro e nella carriera, perché in quel momento è QUESTO che ti rende felice, aver successo professionalmente.
E poi, forse un giorno ritrovandoti insieme a un amico che guadagna 1/5 di ciò che guadagni te, lo trovi più felice perché sta bene con la sua compagna, mentre tu sei ancora lì da solo.
Così magari ci rifletti, e capisci che forse non è proprio la carriera a renderti felice.
Ridere spesso e di gusto;
ottenere il rispetto di persone intelligenti e l’affetto dei bambini;
prestare orecchio alle lodi di critici sinceri e sopportare i tradimenti di falsi amici;
apprezzare la bellezza;
scorgere negli altri gli aspetti positivi;
sapere che anche una esistenza è stata più lieta per il fatto che tu sei esistito.
Ecco questo è avere successo.
Ralph Emerson
È una competenza da sviluppare, una nostra responsabilità, un aspetto della nostra vita dove possiamo direttamente intervenire NONOSTANTE gli eventi esterni.
La ricerca della felicità
Poi purtroppo c’è chi è felice o si sente tale quando raggiunge stati alterati di coscienza con sostanze poco lecite o raccomandabili.
Appena terminata quella sensazione di benessere apparente, finiscono in un baratro ancor più profondo, per ricercarla prima possibile. Banale, lo so, ma fa riflettere come una dipendenza a volte sia semplicemente una ricerca della felicità.
Si, perché siamo fatti di emozioni, di cui non abbiamo un vero controllo.
Una volta ho ascoltato qualcuno dire che ‘nessuno di quelli che si sono uccisi volevano morire; volevano solo smettere di soffrire‘. Un paradosso? No, pure realtà.
Ma non è vero che non ci sono vie di uscite, non è vero che non esistono soluzioni.
Anche i tunnel più lunghi hanno un’uscita, anche se non riusciamo a vederla. L’importante è non restare fermi. Coraggio, anima in spalla e pedalare.
A volte siamo soliti guardare i Clochards e chiederci perché non riprendono in mano la loro vita invece che chiedere l’elemosina.
Beh, immedesimandosi SEMBRA semplice: cerco un lavoro qualsiasi, anche il più duro e mal pagato, e mi reinserisco nella società.
Si, ma gli esperti della Caritas ad esempio possono raccontare come tante di queste persone abbiano gettato la spugna. I percorsi di reinserimento che vengono proposti sembrano non interessare. Non si sentono di avere le forze, non credono più di poter ritrovare la felicità.
L’avranno persa chissà dove, chissà in quale separazione, delusione, o serie di delusioni. Chissà quale limite non sono riusciti a superare, e quali conseguenze hanno dovuto pagare per ciò che non è andato come ‘doveva andare‘.
Rimpianti, rimorsi, sensi di colpa.
La soluzione è universale, girare pagina e ricominciare, ogni giorno è un nuovo inizio.
Ma non è semplice, neanche per chi apparentemente sembra avere tutto nella vita. La felicità a volte sembra sfuggire anche a loro.
Perchè non si parla di soldi, di successo. Il film ‘The Family Man‘ è una bellissima provocazione su questo tema. Aveva successo, carriera e soldi, ma si ritrovò il giorno di Natale in un’altra vita l’ex. In quel ‘presente’ non si erano mai lasciati, e adesso aveva due figli con lei. Il contrasto tra l’essere ricco e risvegliarsi un modesto padre di famiglia fu devastante all’inizio, ma alla fine, non avrebbe mai voluto tornare indietro!
Cosa è la felicità per te? Non aver paura di cambiare la risposta nel corso del tempo.
Ricordiamoci che le emozioni sono 5, ma solo una è positiva, la felicità appunto.
Forse passerà del tempo prima che scoprirai ciò che ti rende felice, forse tenterai nuove strade per poi capire che stavi meglio dove eri.
Ma un giorno penserai di avere tutto ciò di cui hai di bisogno, nelle piccole e nelle grandi cose, e allora ti sentirai veramente felice.
Gli eventi esterni
Non dimenticherò mai il 3 maggio 1951. Quel giorno Josei Toda fu nominato secondo presidente della Soka Gakkai. Alla fine della cerimonia, diresse una canzone con tale vigore che una brocca e un bicchiere si urtarono tra loro e si ruppero. Il presidente Toda immediatamente approfittò di questo incidente per darci un insegnamento. La brocca, ci spiegò, potrebbe dire: “Mi sono rotta perchè sono stata colpita dal bicchiere”. E il bicchiere potrebbe dire a sua volta: “Mi sono rotto perchè sono stato colpito dalla brocca”. In realtà, entrambi si sono rotti perchè intrisicamente avevano la potenzialità di rompersi. Cosa sarebbe successo se l’urto fosse avvenuto tra un bicchiere e del cotone? Nè l’uno e nè l’altro si sarebbero potuti rompere. La fede si basa sullo stesso principio. Gli essere umani pensano di essere infelici a causa degli altri, ma questo è sbagliato. Se diventiamo il cotone, gli altri non potranno ‘mai romperci’. È inutile incolpare gli altri. Dobbiamo cambiare il nostro destino personale.
‘La brocca e il bicchiere’ – I tesori del futuro
Si è sempre detto che nella vita bisogna essere flessibili, sopportare ‘il vento’, inteso come gli eventi esterni, senza spezzarsi.
Il modo in cui si reagisce, in maniera conscia ma soprattutto INCONSCIA a un evento la fa da padrone.
Puoi anche decidere di ‘fregartene’ se succede un qualcosa che sfugge al tuo controllo e va contro ciò che vuoi. Magari è una questione di cuore, d’amore, e fa male.
Allora DECIDI di lasciar correre senza darci peso.
Ma in realtà a livello di subconscio, cosa scatta? Che corde sono state toccate? La reazione può essere molto varia e soggettiva. L’evento può suscitare profonda tristezza, o rabbia (si spera senza conseguenze), si ci può sentire traditi, messi da parti, o semplicemente offesi o presi in giro.
Quasi sempre le risposte sono da ricercare nel bambino che eravamo.
Come reagisci? Ti stacchi e lasci andare? Ti aggrappi e cerchi di ‘vincere’? Insisti e non molli fino a diventare pesante per gli altri? O magari cerchi di comprendere con maturità l’evento, immedesimarti nell’altra persona, o nelle persone protagoniste, accettando poi la REALTÀ senza subirla?
Accettarla, senza subirla. Sembra contraddittorio ma non lo è.
Gli esperti dicono che una delle principali cause della sofferenza è non accettare la realtà per come è, ma anzi, cercando di combatterla.
Perchè, se è vero che il passato ormai è morto e non è possibile cambiarlo, e l’OGGI non è altro che la somma di tutto ciò che è stato, possiamo solo guardare avanti.
Puoi farci qualcosa? Falla! Non puoi? Lascia andare.
Ma lo so, la nostra mente non è tanto d’accordo con questo ragionamento.
Viaggiamo indietro nel tempo, non accettando ciò che fu, e immaginiamo un futuro ideale che non esiste.
La meditazione ad esempio è uno strumento che possiamo usare ogni giorno per imparare a stare più presenti.
Flessibili, ma qui e ora!
La vita non va secondo i piani
sorride a chi sa improvvisare meglio
A riguardo, se non l’hai fatto devi assolutamente vedere un video (elaborato) di Matthew McConaughey, l’attore e regista statunitense.
Lo lascio sotto.
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