Nel 2020 esce su Netflix “The social dilemma”, un documentario (o meglio docudrama) dove i protagonisti sono ex dipendenti di Facebook, Google e altri Social.
Come già scritto nel mio precedente articolo, penso che i Social siano un bellissimo moltiplicatore sociale, ma che possono nuocere gravemente alla nostra salute.
Possono, potenzialmente; sottolineo per non creare equivoci.
Fu presentato al Sundance Film Festival, e già dalle prime battute di stampa fece molto discutere.
Personalmente credevo ovvie molti dei concetti ricalcati, ma tutto ciò ha portato lo stesso Zuckerberg a prendere distanza dal documentario.

Aziende, anzi colossi, che ci fanno usare le loro piattaforme gratuitamente.
Migliaia di persone che ci lavorano dietro.
Per far cosa, volontariato?
Dove monetizzano? Semplice, da ciò che hanno: gli utenti, noi.
Interessante quando ci ricorda che solo due organizzazione al mondo chiamano ‘utenti’ i loro clienti: le organizzazioni della droga, e del software.
Avrai sicuramente già sentito o letto da qualche parte la frase: ‘se non paghi per avere un prodotto, allora il prodotto sei tu‘. L’hanno detta la prima volta in ‘The Social Dilemma’.
E beh, non è mica scandaloso. Ricordi TomTom? Quando pagavi per comprati il tuo bel navigatore da usare in macchina quando serviva? Cosa usi adesso? Quasi sicuramente Google Maps. Lo paghi? No! Funziona bene? Benissimo!
E come mai Google dovrebbe investire e finanziare un progetto, senza averne entrate?
Okay diciamo pure che sono brutti e cattivi perchè ci tracciano e ci mandano Ads mirati grazie alla geolocalizzazione. Ma non ti ha fatto mai comodo arrivare a destinazione grazie al vecchio Google Maps?
Oppure oggi vogliamo opporci e vivere offline?
L’ho fatto un weekend, è consigliato staccare tutto, certo, ma è anche ‘comodo’ nella società di oggi?
Idem per i social.
Ciò che fa la differenza è l’uso o abuso che se ne fa
Essere coscienti di ciò che facciamo, ogni giorno, fa la differenza.
Il fenomeno Netflix Social Dilemma ha sicuramente evidenziato quello che per gli esperti è ormai l’ovvio.
E’ vero che Google conosce i nostri gusti e traccia le nostre ricerche.
Usare motori di ricerca alternativi è consigliato, se si è contrari.
Ma quante volte cercando qualcosa ha trovato subito quello che cercavo? A me in quei casi ha fatto comodo che mi ‘conoscesse’.
Hanno (giustamente) specificato che i social ci propongono e ci mettono davanti ciò che pensano più ‘affine’ a noi.
Giusto o sbagliato che sia, a volte personalmente mi è utile. Parlo per parere personale.
Mi piace la cultura e il sapere, Google mi consiglia cose di cultura e sapere? Buono!
Ma è anche vero, come già detto nel precedente articolo che sempre più persone ne sono dipendenti.
La dopamina prodotta per il like, come dice anche l’ex dipendente di Facebook sul docudrama, ha incollato sugli schermi generazioni intere.
Da quel semplice gesto vi è collegato un mondo sempre più complesso fatto di approvazione sociale, ansia, senso di inferiorità, vanitosità.
Purtroppo i suicidi colleghi a conseguenze di un uso errato, o per meglio dire di una concezione errata del mondo social, sono sempre più frequenti.
Io penso che ormai indietro non si torna, sia per i soldi che girano attorno a queste piattaforme, sia perchè (inutile essere bigotti) questi servizi fanno comodo a tutti.
Ed è a questo punto che l’uso e l’abuso diventano importanti, e sempre più importante diventa il ruolo del genitore come guida in questa giungle chiamata internet che mette in comunicazione tutti (o potenzialmente) gli individui di questa Terra.
- Bisogna che le nuove generazioni vengano istruite e messe in guardia da tutto ciò.
- Che imparino fin da subito che tutto quel mondo, virtuale, può creare una vera e propria dipendenza.
- Consapevoli che la realtà e la rete sono due entità distinte!
E soprattutto, urge sempre di più una scuola di vita (vera) a tutte le nuove generazioni.
A presto
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