Leggevo un articolo di greenreport riguardo il modo in cui, tutto ciò che ruota attorno il cambiamento climatico, causa un malessere psicologico in un’ampia fetta di persone.
L’articolo ci evidenzia che la crisi climatica genera eco-ansia nella mente dei giovani per il 44 % degli italiani tra 18 e 35 anni.
Partiamo dall’inizio.
Lo studio, realizzato dall’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management (IEP) per Greenpeace Italia e ReCommon, evidenzia come la preoccupazione per il futuro del pianeta generi ansia, paura, rabbia e senso di impotenza, influenzando la vita quotidiana e le prospettive personali dei più giovani.
In particolare, molti intervistati associano la crisi climatica a un sentimento di insicurezza verso il futuro, che si riflette anche nelle scelte di vita, nel lavoro e nella progettualità personale. La ricerca sottolinea come l’eco-ansia sia un fenomeno reale e diffuso, ancora poco riconosciuto, ma con effetti concreti sulla salute mentale.
I risultati mettono in luce l’urgenza di affiancare alle politiche ambientali anche strategie di supporto psicologico e culturale, capaci di aiutare le nuove generazioni ad affrontare l’incertezza climatica senza esserne sopraffatte.
Fonte >> greenreport.it
Come reagire?
Ora, visto il problema di cui possiamo solo prenderne atto, chiediamoci:
- in che modo tutte le notizie del cambiamento climatico, inquinamento, relative conseguenze, influiscono sul nostro stato d’animo?
- come invece possiamo gestire questo impulso di informazioni più o meno gravi a livello emotivo?
A mio modo di vedere, partiamo dal presupposto che ciò ha una base di verità di cui preoccuparci.
Ho sempre personalmente odiato chi inquina, il modo in cui tutti noi inquiniamo e siamo costretti in qualche modo a farlo per vivere in questa società.
Mi ha sempre preoccupato delle sorti di questo pianeta, in perpetuo peggioramento a causa di tutti noi.
Ma, che farci?
Nell’articolo solo l’1% delle persone si è sentita in qualche modo responsabile di ciò con la consapevolezza che con le proprie azioni poteva influire su ciò, anche se minimamente.
Penso che in quel 1% si racchiude la strategia corretta: faccio ciò che possono con ciò che ho a disposizione.
Quindi possiamo sentirci meno in colpa, o per niente in colpa, facendo il nostro:
- non sporcare deliberatamente
- differenziare
- non sprecare
Poi chiaro che non possiamo rifugiarsi ‘in un bosco’ senza luce e acqua, sarebbe inutile per le sorti del pianeta: un inutile sacrificio.
Ma le nostre piccole azioni, che sensibilizzeranno anche altri, possono innescare una serie di ‘reazioni positive’.
L’ecoansia viene quindi smontata, gestita.
Non abbiamo potere e responsabilità su tutto ciò che accade nel mondo, sul capitalismo, sulla società industriale e tecnologica in cui viviamo.
Possiamo aver fiducia si, invece, che con rinnovabili e innovazioni green le cose in futuro saranno più ecosostenibili.
Penso che un giorno le discariche comuni, che per anni in Italia abbiamo riempito di ogni bene e che oggi sono la normalità in tante parti nel mondo, saranno un giorno un tesoro per chi avrà il compito di ‘bonificarle’ traendone molte sostanze riutilizzabili e rivendibili.
Come in ogni cosa cambia il modo di vedere le cose e cambia il modo di sentirle.
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