hikikomori

Tuo figlio si è isolato? Se è un Hikikomori ecco come aiutarlo ad uscirne

Hikikomori deriva dal Giapponese ‘stare in disparte‘ e se hai aperto questo articolo ti starai chiedendo come uscirne.

Magari un tuo caro in questo momento si è isolato, senza concrete spiegazioni.

O forse ti sei accorto che tu stesso tendi a star lontano dalla società e stare sulle tue. Hai fatto una ricerca veloce, e ti sei subito accorto che NON SEI UN ALIENO. Non c’è nulla di anormale nell’affrontare un periodo, anche lungo, di sofferenza..

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Walter Nudo

Vuoi aiutare tuo figlio?

È un fenomeno sempre più diffuso, ma chi si isola di solito si sente anche in colpa nell’intimo della situazione in cui si trova.

Un aiuto molto semplice è innanzitutto quello di evitare altri sensi di colpa!

Se critichi aspramente tuo figlio, accusandolo, magari a fin di bene per spronarlo, potresti peggiorare la situazione.

Ricorda che in questo momento è lui il primo accusatore di se stesso.

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Si è già condannato da solo, non gli farebbe certo bene un altro processo.

Semplicemente, l’essere umano può attraversare questi periodi.

È nella sua natura.

Decenni fa quello dell’isolamento era più un fenomeno tipico giapponese.

Adolescenti che crescevano ossessionati dall’auto-realizzazione e dalla crescita personale.

Oggi invece TUTTE le società, anche le occidentali, hanno un contesto sociale altamente competitivo.

Fermati un attimo a riflettere sulla tua infanzia.

Quando giocavi con gli amichetti o facevi qualsiasi cosa, ricordi quella leggerezza?

Eri semplicemente TU, in quello che stavi facendo. Punto.

Poi crescendo, dall’adolescenza in poi, siamo stati tutti inseriti nel ring.

Anche tuo figlio vive lo stesso, ma oggi le difficoltà sono maggiori rispetto alla tua generazione.

Abbiamo tutti cominciato a competere, a combattere.

C’è chi è più bravo e vince di più, e chi perde più spesso.

Poi c’è chi sa perdere con filosofia, e chi invece se ne fa un dramma.

Perché si diventa Hikikomori

Citando Wikipedia: ‘Il governo del Giappone utilizza il termine hikikomori per coloro che si rifiutano di lasciare le proprie abitazioni e lì si isolano per un periodo superiore ai sei mesi, e ha stilato una lista di criteri diagnostici utili a inquadrare i soggetti che possano rientrare in questa definizione.’

Affronta subito la situazione.

Tutto ciò che non viene subito affrontato cresce.

Una volta in un libro ho letto ‘uccidi il mostro finchè è piccolo! ‘.

Chi decide di isolarsi, perdendo amicizie e svaghi all’esterno, prova a cercare pace in quella culla che è la propria stanza.

Subentra l’apatia, la mancanza di cura di se.

Il consiglio è sempre quello di farsi aiutare da un professionista.

Ma so che di solito chi si isola non vuole farsi aiutare.

Quindi che fare?

Secondo me è dovere di chi gli sta accanto cercare di capirlo e comprenderlo, per trovare possibili cause.

Cosa è successo?

È stato un evento scatenante o più di un evento?

Cosa ha provato? E perchè..

Quali sono le sue convinzioni sulle cose che lo turbano?

A volte, siamo così incasinati con la testa che le cose più semplici ci sembrano ingarbugliate.

Una mente saggia che ci fa riflettere può aiutarci!

Uscendo un attimo dai tecnicismi, se tuo figlio magari non è completamente isolato in camera, ma si è concesso di lavorare..

E poi però lo vedi senza hobby, senza amici presenti nella sua vita, continuando a trascorrere i suoi week-end a casa..

Non è forse anche questa una forme grave di malessere, dove bisogna intervenire?

Il tempo passa, non aspetta e non torna indietro.

Come uscirne?

Questo autoisolamento cannibalizza tempo prezioso.

Ciò che non si vive, si perde.. ciò che si perde causa rimpianti.. e i rimpianti fanno male.

Come uscirne

La domanda è “vuoi davvero uscirne?

Se la risposta con forza è SI, il come si troverà.

Se la risposta è incerta, perchè è incerta?

Cosa c’è infondo all’anima?

Non è semplice parlarne, aprire una breccia nelle persone per far riemergere ferite quasi cicatrizzate, ma che hanno creato catene.

Ma se non si affrontano i piccoli mostri che abbiamo dentro, non vivremo mai davvero.

Forse con il dialogo, da genitore potresti capire, o intuire, con quale mostro sta combattendo tuo figlio.

Lo so che fa male, ma è doveroso.

Ci vuole coraggio, ma alla fine si riesce, e se ne esce più forti.

Conosci tuo figlio?

Sai perfettamente come la pensa, cosa prova, cosa ha provato?

Come ha reagito emotivamente quando è stato chiamato a competere in un mondo che ci vorrebbe sempre perfetti?

Quando puoi essere scartato da amicizie e amori in un attimo.. gli è successo?

Da genitore, dovresti saperlo.. ma soprattutto, come ha reagito?

Se è isolato a casa si sente inadeguato nella società, perché?

Da questi spunti di riflessione lavora sul dialogo, sicuramente impegnativo, ma doveroso.

Ti lascio con un articolo più approfondito che trovi qui.

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