Come aiutare un amico, un fratello, un figlio, che non vuole più uscire e quindi sembra essere a tutti gli effetti un hikikomori?
In Giappone persone con tali atteggiamenti vengono chiamati hikikomori, “ragazzi accartocciati”, quei ragazzi che si rinchiudono nella loro stanza, spesso con strumenti elettronici connessi che diventano i loro unici amici.
Alcuni studi affermano che nel solo Giappone superino il milione di casi, e non oso immaginare un dato mondiale.
Questo fenomeno spesso inizia dall’adolescenza e può diventare un fenomeno cronico con il tempo.
Ho avuto il piacere di parlare con un caro amico che affrontò questo problema ma che oggi è consapevole di tutto quello che attraversò.
Racconto di un ex hikikomori
”Anche io ho messo da parte per due anni e mezzo la mia vita sociale, so di cosa parlo, da colui che doveva essere aiutato, da chi purtroppo sconosceva questo fenomeno e non sapeva nè cosa succedesse, nè tantomeno cosa fare.’

Ma cosa è successo davvero?
‘Beh ogni storia è a se, ma spesso un ragazzo chiuso in casa è da associare ad una profonda depressione.
Un trauma di qualche tipo, una forte ansia sociale, un forte senso di inadeguatezza. Una società che ci vuole in un modo, e noi che ci sentiamo in un altro. Quel senso di inferiorità nel non riuscire a raggiungere standard che in realtà non ci appartengono.
E spesso, la radice del fenomeno va ricercata anche nel rapporto genitore/figlio.
Un genitore che riconosce questi atteggiamenti autolesionisti del giovane (di questo si tratta) deve intervenire immediatamente e rivolgersi ad uno specialista.
Uno psicoterapeuta può sicuramente aiutare, ma un primo screen deve essere fatto dai genitori. Il primo aiuto deve venire dai più cari, ma per esperienza diretta dico che ciò non è semplice.
Io sono stato un muro per i miei, negavo sempre il problema. E ciò li portò a convincersi che i miei atteggiamenti erano tutto sommato normali, visto che sminuivo la cosa e non volevo mai aprirmi.
Io, orgoglioso, non ho chiesto mai aiuto; e non ho minimamente pensato di potermi fare aiutare da uno psicoterapeuta, né mai avrei accettato di andarci su richiesta dei miei.
Sono in questi casi che diventa difficile capire come aiutare un hikikomori.
Infelice, timoroso, preoccupato dal giudizio degli altri, dalle aspettative degli altri, ero un ragazzo che non si sentiva all’altezza del mondo e che aveva smesso di lottare.
Quando una persona soffre di depressione, indirettamente ne soffre tutta la famiglia.
Soffermarsi troppo nel passato quasi da farne una prigione, non avere autostima, essere tormentato da rimpianti, sono forse le 3 cause più comuni di una reazione del genere’
Quindi come aiutare un hikikomori?
‘Ricordatevi che se vostro figlio non esce più sta solo manifestando un ‘sintomo’. Non pressatelo più di tanto, dandogli altre pressioni.
Ricordatevi che si è chiuso a riccio per proteggersi, perché sta male.
Lo so che avere un figlio depresso in casa non è proprio il massimo, ma l’appello che faccio ai genitori è di cercare di capire le cause di questo atteggiamento.
Personalmente penso che un figlio che non esce più è da intendersi ‘nel tempo libero’. Magari lavora, o studia, ma dopo i ‘doveri’ sembra non avere una vita sociale attiva.
Probabilmente non sopporta più le pressioni sociali, non si sente più adeguato a un contesto che sembra non appartenergli più.
Non arrendetevi al paletto “le ho provate tutte”, vi prego.
Capire come aiutare un hikikomori è difficile e richiede tempo.
Dategli fiducia, fategli capire che gli siete vicino, che siete con lui in tutto questo, che bisogna ogni tanto fermarsi per capire ciò che si vuole e ciò che si prova.
Lo voglio scrivere in caratteri cubitali: CREATE UN RAPPORTO AMICHEVOLE CON VOSTRO FIGLIO.
Cercate il suo bene, provate a fargli accettare completamente se stesso e il mondo che lo circonda; ma non cercate di farlo diventare come VOI volete che sia.
Conoscetelo! Mettetevi dalla sua parte, provate a sentire ciò che prova.
Se riuscite a far breccia e a farvi ascoltare, fategli sposare un obiettivo se riuscite, che sia praticare uno sport, seguire un corso.
Tenete a mente che un ragazzo chiuso in casa fugge da qualcosa.
Combinate visite a casa vostra di tanto in tanto; costringono il giovane a interagire con gli altri.
Organizzate eventi, uscite, esperienze varie o gite progettate bene; cercate di dargli una scossa ma senza farglielo capire.
Siate attivi e carichi di entusiasmo per la vita voi per primi! Anche senza ricercarlo apposta lo trasmetterete.
Tante testimonianze e tanti studi, rivelano che bisogna essere sicuri di stare in pace con sé stessi prima di aiutare gli altri, e in questo caso, il proprio figlio.
Analizzatevi, singolarmente prima, e come coppia poi.
Scaricate troppa ansia a vostro figlio?
Forse siete di natura persone ansiose?
Non avete un buon rapporto nella vostra vita coniugale?
I figli risentono di ogni negatività, in maniera conscia o subconscia.
Accompagnate vostro figlio nel processo di autocomprensione e guarigione.
Ma state attenti anche ai termini che utilizzate nella vita di tutti i giorni, alla carica emotiva di ogni singola parola.
E abbiate tanta ma tanta pazienza.”
Estratti
In una socierà sempre più tecnologica sembra un fenomeno sempre più comune nelle famiglie di oggi.
I genitori hanno solo uno strumento dalla loro, l’informazione, e l’esperienze di chi già ha vissuto tutto ciò.
La causa principale è sempre da ricercarsi nella competitività sociale, nel sentirsi inadeguati.
La fase adolescenziale è un’importante fase di sviluppo, mai da sottovalutare.
Non avrete vinto solo quando lo vedrete di nuovo uscire e svagarsi sorridente con gli amici. Avrete vinto già quando abbasserete le sue barriere, abbatterete quel muro..
Nel momento in cui deciderà di aprirsi, di raccontarsi, di ascoltare senza giudizio e di farsi aiutare.. allora avrete vinto.
Se sei una mamma con un figlio chiuso in casa, che non vuole più uscire, posso immaginare che ti senta triste in prima persona e cerchi di capire come aiutare un hikikomori che mai avresti pensato di avere in famiglia.
Vedere soffrire un proprio caro fa soffrire anche noi.
Ma ho una buona notizia per te: questa è una situazione risolvibile.
Non dico che sia semplice, ma non mollare!
Tante famiglie hanno già vissuto tutto ciò.
Riporto una testimonianza di una mamma molto interessante:
«L’unica apertura che ho visto è quella di assecondarli, di non farli sentire diversi, fargli capire che dobbiamo fermarci tutti a riflettere su questa società che li vuole perfetti».
fonte: www.ilrestodelcarlino.it
Non mollare!
Leggi anche:
- Il modo in cui vedi le cose
- Blocchi mentali: come superare i blocchi psicologici iniziando adesso
- Paura di ciò che pensano gli altri
Vuoi ricevere gratis la nostra newsletter?
✔️ Riflessioni
✔️ Strategie
✔️ Crescita
✔️ Tecniche
✔️ Consapevolezza
🔺benessere🔻
🔺continuo miglioramento🔻
inserisci l’email sotto oppure a questo link
COSA NE PENSI?







Bellissima spiegazione e tanti consigli utili
Grazie! 🙏
Grazie per tutti i suggerimenti