Il teatro è un impeccabile insegnante di vita.
Scriveva Galileo Galilei “Il buon insegnamento è per un quarto preparazione e tre quarti teatro”.
Il teatro è una scuola di vita che migliorerà la qualità della nostra vita.
Chi fa teatro sa comunicare, ovvio.
E nelle varie sfumature della comunicazione si impara a padroneggiare gli ‘strumenti del mestiere’.
Comunicare non è ripetere a memoria un testo, una parte dell’opera scenica.
È far arrivare nel migliore dei modi il messaggio, che seppur artificiale, rappresenta in quel momento la realtà.
Le giuste parole, per arrivare al punto nel migliore dei modi, sono accompagnate dal giusto tono e timbro di voce mai costante.
La voce si alza e si abbassa, rallenta e velocizza.
Il corpo segue, con le sue espressioni e le sue movenze il significato che il testo contiene.
Nella maggior parte dei casi si è in gruppo, dove si impara a gestire i tempi, le pause, il naturale ritmo di una comunicazione di gruppo.
E poi diciamoci la verità, tutti voi ci caliamo spesso nella recitazione nella vita di tutti i giorni.
Tanto vale imparare a recitare!
Il teatro è poesia che esce da un libro per farsi umana.
Federico Garcia Lorca
Paura del pubblico
Chi comincia con il teatro prende la decisione di frequentarne la scuola immettendosi nel gruppo.
Se questo può spaventare, mai quanto la prima entrata in scena.
Il gruppo di scuola è in realtà un’ambiente ‘protetto’ dove si può sbagliare senza essere troppo giudicati.
Si sta frequentando un corso, come noi tanti altri prima di noi sono arrivati e hanno sbagliato, il mondo si aspetta che commettiamo degli errori.
Ma in scena no.
In scena non si può sbagliare, o meglio non si dovrebbe.
La prima impressione potrebbe essere quella dell’esame.
Il nostro primo esame di recitazione.
Il pubblico è lì per godersi l’opera teatrale e non ammette indecisioni.
Vuole gustarsi l’opera finita, perfetta.
Ogni cosa andrà studiata, ripetuta e perfezionata.
E finalmente arriva la prima entrata in scena.
Comunque vada sarà un successo.
Abbiamo superato quella nostra paura.
È andata più o meno bene, okay, ma la prossima volta andrà meglio!
Non ci siamo tirati indietro, eravamo noi e il pubblico.
L’abbiamo affrontata, l’abbiamo portata a casa.
Il parallelismo con la vita reale
La vita è simile a un’opera teatrale?
Se è vero che siamo tutti venditori, probabilmente siamo anche tutti attori.
Pirandello diceva che portiamo tutti delle maschere, camuffandoci di volta in volta in base al contesto e alla cultura.
Non diamo sempre sfogo al nostro vero sentire, filtrando i nostri pensieri e le nostre emozioni.
Facciamo sorrisi quando vorremmo mandare a quel paese, ci mangiamo la lingua invece di arrabbiarci e urlare a un cliente o a un collega.
E nelle nostre peggiori giornate, cerchiamo di mostrarci sorridenti e invincibili senza far trapelare le nostre vulnerabilità.
Recitare fa parte dell’uomo, e Chaplin fece la giusta metafora parlando della vita:
La vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali…
Quindi, canta, ridi, balla, ama, piangi e vivi intensamente ogni momento della tua vita.
Prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.

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