Tra le domande che più ci incuriosiscono, forse nascondendone una certa speranza, spicca sempre se è possibile non pensare al passato.
Il passato, in termini filosofici, è la dimensione temporale costituita dall’insieme degli eventi, delle esperienze e delle condizioni che si sono verificati prima del momento presente.
Un attimo fa è già passato, così come lo è il momento esatto in cui hai letto il titolo di questo articolo.
L’hai letto e adesso sei in questo punto esatto, non puoi tornare indietro per non leggerlo o leggerlo diversamente.
Di contro il passato influisce sul presente e sulle prospettive future, plasmando la nostra comprensione del mondo e contribuendo alla costruzione della storia e della memoria umana.
Senza passato non c’è futuro, diceva qualcuno.
Non dovremmo quindi demonizzare il passato, che per quanto possa essere difficile o non accettato completamente, costituisce la nostra storia, chi siamo adesso e soprattutto come siamo giunti fin qui.
Pensare (troppo) al passato
Parlando con un amico a tavola tempo fa prendiamo il discorso se l’alcol fa male.
Senza dilungarci in pareri scientifici, in sintesi ci dicono che il vino ha i suoi benefici per la salute ma che alle donne incinta è vietato l’alcol, perché non esiste dose sicura.
Quindi, fa bene o male? Per fare un parallelismo l’eccesso è nocivo a tutti e in ogni caso; il passato è utile e prezioso, ma se ne abusiamo diventa tossico.
Immaginiamo di dover affrontare una sfida, che ci ricorda qualcosa già avvenuto.
Quell’evento nel passato ci aiuterà, grazie ai feedback che ne abbiamo derivato, a districarci meglio e a raggiungere il nostro scopo.
Ma, come nel caso dei rimpianti e dei rimorsi, ossessionarsi fa male e ci paralizza.
Non pensare al passato?
Possiamo costringerci a non pensare al passato, ottenendo così il controllo della nostra mente?
Beh, no.
La mente è un organo meraviglioso, complesso, che continua incessante nel suo lavoro: pensa.
Non è possibile quindi in alcun modo cessare il suo operato.
Il che è un bene!
Siamo arrivati fin qui, con un progresso scientifico e tecnologico inimmaginabile fino a due secoli addietro, grazie a questo stesso strumento che ci ha sempre accomunato.
La nostra capacità di pensiero, di analisi, di previsione, ci ha distinto da tutti gli esseri viventi rendendo la specie umana la dominante di questo mondo.
Senza l’esperienza donata dal passato di ciascuno, non ci sarebbe stato progresso.
Guardiamoci attorno.
La nostra innata capacità di puntare sempre al miglioramento, ha reso il mondo quello che conosciamo oggi.
Basti vedere come sono migliori i nostri PC, i nostri smartphone, le nostre auto.. gli stessi videogames per console tendono ad essere molto più spettacolari, a parità di hardware.
Partiamo dal livello precedente, puntando al miglioramento; ecco a cosa ci serve il passato.
Mente
Mi è rimasto impresso nella memoria il discorso in uno dei video dello psicologo Quaglietta, che sostanzialmente giocando con le parole ci diceva che ‘la mente mente’.
Che lo vogliamo o no, fa il suo lavoro.
Ma non crediamoci più di tanto.
Quest’organo usa elementi concreti ma si lascia influenzare dal nostro subconscio, dalle nostre credenza e convinzioni.
Guai a credere a tutto ciò che ci dice la mente.
Mi piace dire di stare molto attenti a quello che dicono gli altri (cit.), ma anche e soprattutto da ciò che ci diciamo noi stessi!
Goleman nel suo libro ‘Intelligenza Emotiva‘ spiega benissimo come finiamo in dei circoli viziosi.

La mente pensa qualcosa che ci causa un’emozione sgradevole, che alimenta i pensieri negativi e così via.
Da notare che ho scritto ‘la mente pensa’, e non ‘noi pensiamo’..
Noi e la mente
Impariamo a distinguere noi, cioè il nostro IO, e la mente.
Consideriamola non come un tutt’uno con noi, ma come un organo separato che non è completamente sotto il nostro controllo.
Per quanto possa sembrare da folli, rappresenta proprio quello che è alla base della mindfulness.
Fortunatamente questo atteggiamento è possibile acquisirlo, con un po’ di lavoro ma soprattutto con costanza.
Come?
Beh, praticando attivamente la meditazione, ma questa è un’altra storia.
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