La parola Naikan in giapponese di traduce come ‘guardarsi dentro’ (内観 Nai = dentro, kan = guardare), ed è un metodo ideato da un manager buddista.
Yoshimoto Ishin è stato un uomo d’affari e un sacerdote buddista (1916-1988) conosciuto diffuso un metodo di introspezione che aiutasse nella vita di tutti i giorni, dopo averlo usato per sé stesso.
Si ispira alla meditazione e alla cultura buddista della gratitudine.
E se applicata realmente quotidianamente, può portare benefici a ciascuno di noi.
metodo Naikan
La base del metodo è la gratitudine, il fine sembra essere la pro-attività.
Senza essere grati di ciò che già abbiamo, sarà difficile andare avanti verso i nostri obiettivi.
Vivere sempre alzando l’asticella è tossico.
Non accontentarsi, guardare sempre chi ha di più, pensare al prossimo step senza essere soddisfatti di quanto già fatto è la ricetta dell’insuccesso.
Il metodo Naikan preleva concetti dalla filosofia giapponese e da quella buddista per ricordarci di fermarci.
Osserviamo quanto già abbiamo, cosa abbiamo fatto, come siamo arrivati fin qui.
Diveniamo grati di quanto la vita ha già fatto per noi.
Ricordiamoci che niente ci è dovuto di diritto, e ogni è un dono.
Il semplice respiro, l’alzarsi dal letto la mattina, assaporare un cibo o farsi una passeggiata per chi può.
Nulla è scontato, e non possiamo permetterci di sminuire le ricchezze di cui già possediamo.
Alcuni dicono che ci sono due modi per guardare la vita:
- guardare chi sta meglio di noi
- guardare chi sta peggio di noi
In questi due opposti a cambiare è la nostra mentalità.
Ma si può anche guardare entrambi i fronti e ritornare a noi.
Cosa ho ricevuto? Cosa ho dato in cambio? Dove sono stato di ostacolo?
In sintesi in queste tre riflessioni si concentra il principio del Naikan.
Tecniche introspettive insomma, finalizzate alla serenità e al benessere personale.
Per sottolineare la natura aziendale di Ishin, oggi queste tecniche vengono usate molto dalle aziende!
Perché se il lavoratore sta bene, anche l’azienda starà meglio.
Le tre domande del metodo
Le tre domande del metodo Naikan hanno al centro le persone e le attività importanti.
Come noi ci relazioniamo a esse farà la differenza.
- Cosa ha fatto la persona per me?
- Cosa ho fatto io per la persona?
- Quale difficoltà ho creato io alla persona?
Possiamo riflettere sul breve periodo, oppure su un periodo di anni.
La riflessione ci permette di scoprire di più su di noi, sul nostro carattere e di come possiamo migliorare.
Possiamo pure usare un diario se possibile.
Organizzandoci con metodo a usarlo, o la mattina o prima di andare a dormire.
Il Naikan ci permette di migliorare nelle nostre relazioni.
Non possiamo fare a meno degli altri, e come NOI ci relazioniamo agli altri è fondamentale.
Abbiamo la responsabilità di migliorarci per migliorare il mondo che ci circonda.
Cambiando noi stessi, lavorando sulle nostri parti più acerbe, vedremo automaticamente migliorare la qualità della vita stessa.
La vita per riflesso ci darà di più.
Saremo più proattivi, più concentrati, raggiungeremo più obiettivi e avremo più successo.
Tutto partendo da una semplice decisione, quella di mettere mano alla nostra vita.
Il metodo Naikan ci aiuterà a far pace con il proprio passato e a vivere meglio in società.
Il mondo è proprio come lo guardiamo.
Siamo in una folla con nostri cari amici; possiamo essere felici per la compagnia e goderci il momento, o innervosirci focalizzandosi sulla calca.
A noi la scelta.
La base del Naikan è la gratitudine, aiutandoci a cambiare il mondo di focalizzarci sulle cose.
Sembra un concetto arcaico, ma fa anche parte di metodi riabilitativi o di studio.
Naikan non impone risultati o schemi fissi di lavoro, ma dà la possibilità di trovare soluzioni dentro se stessi, che sono diverse per ciascuno in quanto derivano da una rielaborazione dei propri personali pensieri e sentimenti.
Uno studio giapponese risalente agli anni sessanta dimostra che la frequentazione di Naikan da parte di soggetti che hanno commesso reati, comporta una diminuzione di recidiva del cinquanta per cento.
Dal 2003 in Bassa Sassonia, il carcere, in collaborazione con l’Universita’di Hannover, dà la possibilità di frequentare i corsi Naikan, essendo l’esperimento ancora in corso, sono disponibili risultati solo parziali di tale iniziativa.
Uno studio tedesco compiuto all’interno di alcune istituzioni penitenziarie germaniche (J. Beck, 2012) mette in evidenza che i partecipanti acquistano consapevolezza di se stessi, risultano maggiormente collaborativi e integrati sia tra loro che con l’amministrazione, inoltre vi è una maggiore disponibilità a sottoporsi a cure per la guarigione dalla tossicodipendenza.
Dal 2002 al 2006 in una scuola di Brema è stato inserito il programma Naikan nel piano di studi.
wikipedia
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