Sono veramente innocue le radiazioni che ogni giorno subiamo dai dispositivi elettronici con cui conviviamo ogni giorno?
Come vedremo meglio di seguito non lo sappiamo con certezza, ma la prudenza non è mai troppa.
Fortunatamente le onde utilizzate da cellulari, Wi-Fi e radio fanno parte delle radiazioni non ionizzanti.
Non hanno cioè capacità di spezzare i legami chimici o danneggiare direttamente il DNA (processo chiamato ionizzazione).
Ma quindi perché ogni tanto di parla di come possono essere pericolose?
Quello di cui stiamo parlando rientra nel concetto di inquinamento elettromagnetico (o elettrosmog), ovvero la presenza di campi elettromagnetici artificiali (generati dall’uomo) che superano i livelli del fondo naturale.
A riguardo non possiamo puntare il dito solo contro gli smartphone, ma si ci riferisce ad una rete ben più complessa:
- Alta frequenza (RF): antenne radio-TV, stazioni radio base (le torri dei cellulari), Wi-Fi, Bluetooth e forni a microonde.
- Bassa frequenza (ELF): elettrodotti, cavi elettrici, elettrodomestici.
Il problema rimane però la densità della potenza!
Molti temono le grandi antenne sui tetti, ma paradossalmente, per quanto riguarda le parti intime, il “colpevole” principale è lo smartphone in tasca. Poiché la potenza diminuisce con il quadrato della distanza, un telefono a 2 cm dai testicoli o dalle ovaie espone quei tessuti a un campo molto più intenso rispetto a un’antenna che si trova a 100 metri di distanza.
Le parti intime (specialmente quelle maschili) sono molto sensibili alla temperatura. L’inquinamento elettromagnetico localizzato può causare un micro-riscaldamento che, sebbene non “bruci”, può alterare i delicati processi biologici locali.
Si parliamo di ‘temperatura’.. facciamo un passo indietro.
Effetti dell’esposizione
L’unico effetto accertato di queste onde sui tessuti biologici è il riscaldamento (un po’ come un microonde, ma a potenze infinitamente più basse).
Noi siamo passati da tecnologie radio diverse nei decenni e tutti noi abbiamo memoria delle proteste varie, anche prima dei vari social, quando si mettevano antenne nei quartieri e sopra i palazzi. Per assurdo il passaggio al 4G non ha suscitato molto scalpore perché si suppone che il beneficio per l’utente rispetto al 3G era così rimarcato che spense sul nascere ogni protesta.
Dal 5G invece nacquero cortei, cartelloni, scritte nei muri e migliaia di soggetti che oinline divulgavano notizie varie.
Ora, appunto, la prudenza non è mai troppa ma fortunatamente siamo abbastanza tutelati da norme abbastanza stringenti.
Ogni telefono ha un valore SAR che indica quanta energia viene assorbita dal corpo. I limiti legali in Europa sono molto stringenti (2.0 W/kg su 10g di tessuto) e i vari costruttori sono tenuti a rispettarla. E poi nonostante i timori, le frequenze più alte (onde millimetriche) del 5G hanno una capacità di penetrazione nel corpo umano molto inferiore rispetto alle vecchie frequenze 2G. Molti esperti di radioprotezione sottolineano che il 5G è tecnicamente più “pulito” del 4G, perché usa il Beamforming (indirizza il segnale solo verso il tuo telefono grazie ad una rete più capillare) invece di trasmettere onde ovunque “a pioggia” come faceva il 4G.
Mentre in molti paesi europei il limite di esposizione a onde radio (generale) è di 61 V/m (Volt per metro), in Italia il valore di attenzione per le zone dove si sosta a lungo era fissato a 6 V/m, poi recentemente alzato a 15 V/m per favorire il 5G, ma comunque molto basso rispetto agli standard internazionali.
Però c’è una grande criticità che ne aumenta ogni rischio.. lo stretto contatto con il corpo.
Alcuni studi suggeriscono che il calore e le radiofrequenze potrebbero influenzare la qualità degli spermatozoi se il telefono è costantemente a contatto con lo scroto e in fase di trasmissione dati intensa.
La potenza delle onde decresce esponenzialmente con la distanza. Allontanare il telefono di soli 10-20 cm riduce drasticamente l’esposizione.
Ma..
Quanti di noi tengono lo smartphone in tasca? Alzo la mano per primo.
4 precauzioni
A riguardo se cerchiamo delle linee guida per ‘non rischiare’ possiamo accorgerci che almeno una non è così semplice da mettere in atto a lungo termine.
Ovvero:
- In tasca? Meglio di no
Si consiglia di evitare di tenere il telefono nelle tasche dei pantaloni per ore (ma va?). Specialmente se sei in una zona con poco campo, perché il telefono trasmette al massimo della potenza per cercare la cella. Ma quanti lo mettono in tasca? Vedo poco uomini con il borsello per il telefono a debita distanza onestamente..
- Usa gli auricolari
Tenere il telefono a 30 cm dal corpo durante le chiamate riduce l’esposizione della testa del 90%, fattibile
- Modalità Aereo di notte
Se tieni il telefono sul comodino o vicino al corpo mentre dormi, disattiva le connessioni, fattibile
- Wi-Fi vs Dati
Il Wi-Fi domestico solitamente emette meno potenza rispetto a una connessione 4G/5G che deve raggiungere una torre a chilometri di distanza.
Come tutelarci al punto 1?
Parto dal presupposto che metterei d’obbligo mettere nelle tasche (specialmente) dei pantaloni dei tessuti schermanti, che non permettono al dispositivo di trasmettere verso il corpo. Oggi che scrivo sono capi di nicchia e più costosi, come come lo sono anche gli speciali capi intimi schermati che qualche ditta vende profumatamente.
Una soluzione più entry-level a portata di tutti è usare dei tessuti speciali schermati da applicare in autonomia ove serve.

il tessuto schermante Faraday elimina efficacemente gli effetti dannosi delle onde radio, Segnali WIFI o campi elettromagnetici nella vita di tutti i giorni. La miscela di nichel-rame blocca i segnali dalla maggior parte dei router WiFi, cellulari, GPS, RFID e altro ancora.
C’è chi ne mette un pò nella cover del telefono, chi ne crea una apposta, chi ci fa un grembiule per donne incinte.. io lo prendo solo metterne un po’ nella tasca dove metto il cellulare.
Lo vendono in più formati, le soluzioni che ne derivano sono personalizzabili.
Alla prossima!
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