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Qual’è l’origine del grano del pane che mangiamo?

Il pane è da sempre considerato l’alimento principale per eccellenza. Oggi forse non è così, ma rimane comunque un MUST per le nostre tavole. Ciò che tanti ignorano è l’importanza della materia prima con cui poi i buoni panettieri producono il grano. Qual’è quindi l’origine del grano del pane che mangiamo?

Come già scritto anche nell’articolo in cui parla delle caratteristiche per una buona pasta, l’origine dei grani è fondamentale.

Avete molte più probabilità di leggere ‘Provenienza: UE e NON UE‘ che ‘Prodotto da grano italiano’.

Perché?

Perché importare il grano prodotto altrove costa meno che comprarlo nei mercati italiani.

Solo un discorso di danni ai nostri agricoltori? Macché.

Purtroppo oggi le aziende non sono tenute a specificare da dove veramente arrivi il Grano, ma solo se è di derivazione UE, non UE, o italiano. E tra l’altro non sono tenuti a specificare nemmeno in quale percentuale.

Mi spiego meglio; se siamo fortunati l’hanno importato da una zona calda, ad esempio l’Arizona, nelle aree deserte del Sud Est degli Stati Uniti e del Nord del Messico.

Ma se il grano arriva da una zona fredda, come ad esempio il Canada, il discorso cambia leggermente.

Essendo zone molto fredde, il grano non matura naturalmente. Per far si che ciò avvenga, vengono usati diserbanti (seccatutto in pratica, di solito Glifosate) che uccidono la pianta chimicamente.

Il Glifosate nell’uomo potrebbe causare danni genetici e stress ossidativo.

Oltre a mancare di pregiate sostanze nutritive, il grano risulta essere poi essere carico di tossine DON, sempre secondo Report.

Se il limite in Europa è per questa tossina di 1750 PP3 (parti per miliardo) per gli ‘umani’, in Canada il limite ANIMALE è fermo a 1000 PP3.

In pratica quel grano non può andare nell’alimentazione dei loro bovini, ovini, ma tante aziende europee e italiane lo usano per produrre la pasta, nella migliore ipotesi mischiandolo con grani italiani.

Preferisco la pasta derivata da grano italiano!

Leggi anche: 4 caratteristiche da ricercare in una buona pasta

Il buco nella normativa

Mentre nella pasta e nei prodotti secchi i produttori sono costretti a specificare l’origine del grano (anche se sanno poi nasconderlo bene in piccolo e nell’ultimo posto in cui guardi), questo vincolo non esiste in altri prodotti.

Generalmente in tutti i prodotti lavorati, anche se prodotti anche con grano e derivati, non si è tenuti a specificarlo.

Idem per il pane.

In Italia, non esiste un obbligo di legge che specifica la comunicazione dell’origine del grano nella produzione del pane, a differenza della pasta che dal 2018 presenta proprio questo obbligo.

Fa rabbia, a mio modo di vedere, perché per tante famiglie rappresenta un alimento FONDAMENTALE.

Ma questa norma vede di solito 3 grandi antagonisti..

  • Complessità. La tracciabilità del grano lungo tutta la filiera produttiva può essere complessa e onerosa per i piccoli panifici.
  • Costi. L’obbligo di etichettatura potrebbe aumentare i costi del pane per i consumatori.
  • Interessi economici. La lobby delle grandi industrie alimentari potrebbe ostacolare l’introduzione di un obbligo di origine del grano.

Spiragli

Tuttavia, diverse normative e iniziative mirano a tutelare la trasparenza e la valorizzazione del grano italiano, come ad esempio..

L’etichettatura:

  • Alcune etichette volontarie riportano l’origine del grano, come “100% grano italiano” o “grano da filiera controllata.”

Norme di produzione:

  • Il pane DOP e IGP (Denominazione d’Origine Protetta e Indicazione Geografica Protetta) segue rigidi disciplinari che includono l’utilizzo di grano proveniente da una specifica area geografica.
  • Alcune Regioni hanno adottato leggi che promuovono l’utilizzo del grano locale nella produzione del pane.

Iniziative di sensibilizzazione:

  • Coldiretti e altre associazioni agricole promuovono campagne per informare i consumatori sull’importanza di scegliere prodotti con grano italiano.
  • Molti panifici artigianali valorizzano l’utilizzo di farine locali e di alta qualità.

Per la serie sta a noi informarci, scegliere e preferire ciò che desideriamo.

Naturalmente un pane certificato come 100% italiano andrà a costare di più.

Saremo disposti a far lievitare il nostro scontrino alla cassa?

Il problema principale è culturale.

Si è disposti a spendere cifre alte per telefoni e vestiti griffate, ma a risparmiare quanto più possibile per ciò che introduciamo all’interno del nostro corpo..

Assurdo vero?

Eppure è così ma dipende esclusivamente da noi!

A te la scelta.

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