book, old, surreal

Rinforzo positivo nella comunicazione: bastone o carota?

Non si deve per forza essere degli insegnanti per doversi trovare a ‘vendere’ un atteggiamento ben preciso a una persona, che sia un dipendente, amico, familiare.

Nel lavoro possono esserci dei motivi ben precisi di risultati, disciplina.. ma può darsi che la capacità di influenzare l’altro sia utile per aiutare una persona cara a uscire da una brutta abitudine, brutti atteggiamenti, o magari per aiutare a raggiungere un risultato.

Un psicologo americano, B.F. Skinner, fu un esperto sulla teoria comportamentale in cui sosteneva che comportamento umano e animale è determinato dalle conseguenze delle azioni.

Il ‘condizionamento operante’, spiegava Skinner, si verifica quando un comportamento è immediatamente seguito dall’aggiunta di uno stimolo gradito o desiderato (un rinforzatore), con l’effetto di aumentare la probabilità che quel comportamento si ripeta in futuro.

Chiamiamolo pure banalmente ‘rinforzo positivo‘, usato da tutti anche senza volerlo, tutte le volte che ci congratuliamo con qualcuno per qualcosa.

Un BRAVO o BRAVA detto al momento giusto con sincerità, è più vantaggioso di criticare quello che invece secondo noi non va.

Saper gestire il rinforzo positivo può fare la differenza per diversi motivi:

  • evita il conflitto diretto attaccando l’atteggiamento contestato
  • stimola la dopamina, l’ormone del piacere, che il cervello associa a quella determinata azione positiva rafforzandola

Immaginiamo due forze antagoniste, rafforzando quella positiva (l’azione approvata) è come se indebolissimo quella negativa (l’azione contestata).

Il tutto senza puntare il dito, peggio mettere etichette che cominciano con ‘tu sei..’, senza innescare conflitti che possono trascinarsi nel tempo senza mai risolvere la situazione.

Accade naturalmente

Non tutti i rinforzi positivi sono imposti da altri, ma bensì sono già naturali e automatici come quando si tratta dei bisogni primari.

Cioè per tutti quei bisogni che riguardano cibo, acqua, calore, contatto fisico, vi sono già dei naturali rinforzi positivi che scattano proprio per ‘insegnare’ al nostro cervello quale è la strada migliore.

Banalmente lavoriamo perché riceviamo lo stipendio, e l’atto di riceverlo ci ricorda che le fatiche sono compensate.

Poi vi sono i bisogni secondari, subordinati ai primari ma ugualmente importanti: lodi, complimenti, regali, denaro, giocattoli, punti da scambiare – la cosiddetta token economy.

Skinner prendeva spesso l’esempio del comportamento animale, a volte capibile più facilmente dai più ma che si può per certi versi paragonare a dinamiche umane.

Condannando il gesto a priori, per addestrare un cane colpendolo con il bastone quando ‘sbaglia’ o premiarlo con il biscotto quando ‘agisce bene’, vi è una netta differenza,

l’addestramento basato sul rinforzo positivo (il “biscotto quando agisce bene”) è di gran lunga il metodo migliore e più efficace per addestrare un cane, secondo la scienza comportamentale e le moderne pratiche cinofile.

L’uso della punizione fisica, come “colpire con il bastone quando sbaglia”, non è raccomandato ed è considerato dannoso per la relazione con il cane e per il suo benessere psicologico.

Skinner e le successive ricerche hanno dimostrato che il rinforzo positivo porta a un apprendimento più rapido, duraturo e stabile rispetto alla punizione. L’animale (o la persona) è attivamente motivato a ripetere l’azione per ottenere una ricompensa.

  • Inefficacia a lungo termine: la punizione non elimina il comportamento indesiderato, ma ne provoca solo una soppressione temporanea
  • Non insegna il comportamento corretto: la punizione insegna solo cosa non fare, ma non fornisce all’animale un’indicazione chiara su cosa dovrebbe fare al suo posto.
  • Effetti Collaterali Negativi: la punizione genera emozioni negative come paura, ansia e aggressività.

Questo può portare a:

  • Risposta di Fuga o Evitamento: l’animale (o la persona) impara a evitare la fonte della punizione (l’addestratore) o la situazione in cui è avvenuta.
  • Comportamenti sostitutivi: invece di risolvere il problema, la punizione può portare a sviluppare altri comportamenti indesiderati o nevrotici, poiché il comportamento punito non può più essere espresso, ma la motivazione di base rimane.

Proprio nella sua naturalezza, questo fenomeno avviene o dovrebbe avvenire in molti ambiti di vita (umana) quotidiana.

Lo troviamo in ambito educativo e scolastico, dove un insegnante elogia (rinforzo sociale) uno studente per aver completato i compiti in tempo, aumentando la probabilità che lo studente si impegni in futuro.

Avviene in ambito genitoriale e familiare, in cui un genitore dà una caramella o un tempo extra per giocare (rinforzo tangibile) a un bambino che ha messo in ordine i suoi giocattoli, rendendo più probabile che riordini di nuovo.

Succede in ambito lavorativo e organizzativo, dove un dipendente riceve un bonus o un riconoscimento pubblico (rinforzo simbolico/sociale) per aver raggiunto un obiettivo di vendita, motivandolo a mantenere alte prestazioni.

Viene poi sfruttato volutamente nella Terapia Comportamentale, utilizzato, ad esempio, nel trattamento di disturbi come l’Autismo o l’ADHD, per insegnare nuove abilità o ridurre comportamenti problematici rinforzando le risposte alternative appropriate.

Leggi anche:

Ascolto attivo: pilastro della comunicazione efficace in 5 tecniche

Bias cognitivi – quanto siamo veramente liberi nelle nostre scelte?

L’effetto ruolo – il personaggio nell’esperimento di Zimbardo

Vuoi ricevere gratis la nostra newsletter?

✔️ Riflessioni
✔️ Strategie
✔️ Crescita
✔️ Tecniche
✔️ Consapevolezza

🔺benessere🔻
🔺continuo miglioramento🔻

inserisci l’email sotto oppure a questo link

COSA NE PENSI?

Vuoi condividere l'articolo sui tuoi social? :) Per commenti e idee: info@vivereadesso.it