Quante volte davanti ad una scelta hai valutato le cose ‘oggettivamente’?
Non so cosa tu abbia risposto tra te e te, ma probabilmente neanche una, come tutti.
Ciascuno di noi ha un proprio vissuto che ha condizionato il modo di vedere il mondo.. quindi tra pregiudizi, convinzioni, retaggi culturali, esperienze pregresse, abbiamo nel nostro subconscio una serie di regole così complesse che difficilmente riusciamo a decifrare.
Però le suddette regole si manifestano a noi quando siamo chiamati a prendere una decisione ma anche quando esprimiamo un giudizio o un parere.
Tutta queste serie di ‘regole’, per dirla semplice, sono i Bias cognitivi.
Sistemi decisionali
Gli studi sul processo decisionale hanno rivoluzionato la nostra comprensione della razionalità umana, mostrando come la convinzione di poter sempre valutare le situazioni in modo obiettivo e scegliere l’opzione più vantaggiosa sia in gran parte illusoria. Siamo costantemente esposti a condizionamenti, spesso derivanti dal nostro stesso modo di pensare, che possono minare la capacità di giudicare e agire lucidamente.
Una delle intuizioni fondamentali in questo campo descrive la vita mentale attraverso la metafora di due agenti: uno è intuitivo e automatico, operando rapidamente e con poco o nessuno sforzo, l’altro è più lento e richiede attenzione specifica.
Nella vita abbiamo bisogno di velocità, usando continuamente impressioni, intuizioni e sensazioni. Questa nostra doto ci aiuta a percepire il mondo e riconoscere oggetti, situazione, leggendo le sfumature sociali.
Di solito crediamo di usare sempre un metodo di ragionamento cosciente e razionale, ma è il nostro ‘istinto’ a essere il motore di molte delle nostre decisioni.
Efficacia nell’azione
Siamo pur sempre una specie evoluta ed efficacie, e nella nostra evoluzione abbiamo appreso a dividere quanto da fare in modo molto efficiente, riducendo lo sforzo e ottimizzando il rendimento,
Non possiamo però sottovalutare che il primo sistema di cui parlavamo, quello di ‘istinto’ diciamo, è soggetto a errori sistematici, definiti “bias”, che si manifestano in circostanze specifiche e non può essere disattivato a piacere. Questo significa che, anche quando siamo convinti delle nostre idee, potremmo sbagliarci, in cui purtroppo spesso solo un osservatore esterno potrebbe individuare i nostri errori.
Questi bias sono pervasive nella vita quotidiana. Per renderci tutto più chiaro, Daniel Kahneman nel suo libro Pensieri lenti e veloci che consiglio, ci fa degli esempi concreti tra cui (in estrema sintesi):
- la “legge dei piccoli numeri” spiegata da è la tendenza a credere che piccoli campioni siano altamente rappresentativi della popolazione da cui sono tratti, portando a fidarsi eccessivamente dei risultati di ricerche basate su prove inadeguate.
- l'”effetto alone” ci fa estendere un giudizio positivo (o negativo) su un attributo specifico di una persona all’intera sua personalità, esagerando la coerenza delle nostre valutazioni.
- L'”euristica della disponibilità” ci porta a giudicare la frequenza o la probabilità di un evento in base alla facilità con cui gli esempi ci vengono in mente, il che può distorcere le nostre stime.
- il fenomeno “WYSIATI” (what you see is all there is – quello che si vede è l’unica cosa che c’è) descrive come la nostra mente tenda a costruire la migliore storia possibile basandosi solo sulle informazioni immediatamente disponibili, ignorando ciò che manca.
- almeno altri 3 esempi di vita quotidiana cui ti rimando però al libro, anche per approfondire quanto sopra

Consapevolezza
Riconoscere e comprendere questi errori sistematici è il primo passo per migliorare i giudizi e le decisioni.
Certo, senza cadere in una vigilanza continua e faticosa.
Il meglio che si possa fare è imparare a riconoscere le situazioni in cui è probabile commettere errori e impegnarsi maggiormente quando la posta in gioco è alta.
Quante volte ci sarà successo di..:
- giudicare qualcuno al primo sguardo e poi scoprire che ci eravamo completamente sbagliati (Effetto alone, bias di conferma)
- pensare “tanto a me non succede” e poi trovarci impreparati (Bias dell’ottimismo)
- litigare con qualcuno per un messaggio frainteso, convinti di sapere cosa intendesse davvero (Illusione di trasparenza, bias dell’intenzione)
- rifiutare un’opinione diversa solo perché andava contro ciò in cui crediamo da sempre (Bias di conferma)
- sovrastimare le nostre capacità in una situazione e poi trovarci in difficoltà (Effetto Dunning-Kruger)
Scelte
Vi sono delle tecniche, che Richard H.Thaler definisce ‘architetture di scelta’ in ‘Nudge – la spinta gentile‘, che ti consiglio di leggere.
Definiamo quindi le “architetture di scelta” come il modo in cui le opzioni sono presentate, ovvero progettate per guidare gli Umani verso decisioni più vantaggiose.
Un esempio lampante di come questo possa avvenire è la scelta di un’opzione di default che, grazie all’inerzia, può influenzare notevolmente il comportamento, come nel caso dell’iscrizione automatica a piani di risparmio previdenziale.
Il libro ci racconta in molti esempi di come siamo suscettibili, prevedibili a volte, influenzabili. Caratteristiche che di base ci accomunano e che sono la base di scelte di marketing e di ‘azione’ anche delle istituzioni.
Le influenze sociali, il priming (dove un piccolo stimolo può richiamare alla memoria informazioni con maggiore facilità), e il modo in cui le perdite e i guadagni vengono formulati (le persone odiano perdere circa il doppio di quanto amino guadagnare la stessa cosa) sono tutti strumenti che possono essere utilizzati come “pungoli” efficaci.
Questo significa che è possibile migliorare il benessere degli individui cambiando leggermente l’architettura delle scelte, un’azione non solo possibile ma a volte persino facile.

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