La storia di Edith ci racconta un evento apparentemente neutro, mitologico, ma che nasconde un significato di un’importanza incomparabile: mai voltarsi indietro.
La storia scritta nella Bibbia narra di una donna di nome Edith, la moglie di Lot, che viveva nella città peccaminosa di Sodoma. Lot, uomo giusto agli occhi del suo Dio, fu avvisato dagli angeli dell’imminente distruzione divina della città a causa della sua corruzione e malvagità.
Gli angeli ordinarono a Lot e alla sua famiglia di fuggire senza guardarsi indietro durante la devastazione imminente. Mentre fuggivano, le parole degli angeli furono chiare: “Non guardate mai dietro di voi durante la fuga, altrimenti sarete colti dal destino di Sodoma.”
Edith, tuttavia, portava con sé un cuore intriso di curiosità e nostalgia.
Mentre fuggiva, il suo affetto per la città e forse la sua inquietudine per ciò che lasciava dietro di sé la spinsero a voltarsi. Il desiderio di dare un’ultima occhiata alla sua casa, ai ricordi e alle vite distrutte travolse la sua determinazione.
In quel momento, come una sentenza divina, il destino si adempié.
Edith si voltò e vide l’orrore della distruzione che si abbatté su Sodoma e Gomorra. Fu in quell’istante che la sua forma umana iniziò a trasformarsi, il suo corpo si solidificò in cristalli di sale, catturando per l’eternità quell’istantanea di disperazione e rimpianto.
La sua figura rimase lì, una statua di sale puro, come apparente monito eterno dell’importanza della fede, della sottomissione divina e dell’obbedienza agli avvertimenti celesti.
La storia della moglie di Lot è un simbolo della fragilità umana di fronte alla tentazione e alla disobbedienza, della necessità di seguire le indicazioni divine senza esitazione, o c’è dell’altro??
Voltarsi indietro
Cosa significa voltarsi indietro?
Possiamo affermare che chi si volta indietro distoglie lo sguardo da ciò che ha davanti.
Edith rinnegò in quel momento ciò che avrebbe avuto con suo marito Lot, la sua scelta di seguire l’indicazione degli angeli e di lasciare quella città.
In quell’attimo il suo cuore si lasciò prendere da passioni che erano in fondo al suo cuore, che l’hanno persuasa di come quel posto le avrebbe così tanto mancato.
Era stata avvisata, ‘non voltarti indietro’ le fu detto.
Quel voltarsi indietro rappresentò proprio quella ribellione ma anche quella debolezza verso ciò che fù, il vecchio destinato alla distruzione.
Invece che lasciarlo distruggere ci preoccupiamo di mantenerlo in vita, desiderando di poterlo ancora tenere con noi; possiamo tutti essere Edith.
Ma nel voltarsi Edith fu punita dall’Eterno, proprio come era stata avvisata, trasformatasi all’istante in una statua di sale.
Immobile, con quell’espressione bramosa dell’ormai passato..
Accade
Edith è l’esempio, di una razza umana bramosa di tenere vivo il passato.
Sappiamo far vivere momenti anche con la mente, ricordi a volte che dovremmo semplicemente lasciare sepolti dove sono.
Invece puntualmente li riesumiamo, anche se capiamo che in tutta onestà non sono belli come dovrebbero..
Ogni volta che ci ossessioniamo con il passato anche noi ci trasformiamo in una statua di sale.
Diventiamo incapaci di agire come vorremmo e dovremmo.
Ci succede tutte le volte che non vogliamo cancellare vecchie foto, tagliare definitivamente vecchi rapporti, accettare vecchie situazioni proprio come sono andati senza più rimpianti.
Il dolore guarda indietro, la preoccupazione si guarda intorno, la fede guarda in alto.
R. W. Emerson
Attaccamento
Sapresti oggi stesso eliminare quel tuo profilo social, se comincia a pesarti, cancellando con un colpo di spugna anni di acquisizione contatti e post?
Riflettiamo in questa casistica, reale o meno.
Probabilmente penserai che:
- è brutto scomparire così
- ti dispiacerà non vedere più gli aggiornamenti della vita di altri, specie di alcuni
- temerai, anche a livello di subconscio, lo pseudo dogma ‘non pubblico quindi non esisto’
- non vorresti lasciare distruggere foto emotivamente importanti o che comunque rappresentano la tua storia
Proprio il tema rappresenterebbe una parentesi a parte, proprio come quando parlavo del pericolo delle notifiche o della serie The Social Dilemma.
In generale non vorremmo separarci da ciò che stiamo identificando con la nostra vita, anche se in realtà questa è una bugia della nostra mente.
Le nostre vecchie foto, per quanto importanti, non rappresentano la nostra identità: possiamo restare interi anche senza, conservandola nel nostro cuore e mente. I nostri collegamenti virtuali non ci rendono più ricchi e meno soli, anzi a volte è esattamente il contrario; ma comunque le amicizie si possono coltivare anche se non si è più connessi tra i social.
Non sto dicendo che le foto non hanno valore e per forza dovremmo cancellarci dai social, si badi bene.
Ma l’attaccamento a qualsiasi cosa è tossico.
Edith si voltò vittima dell’attaccamento verso ciò che (ormai) era.
Quante volte siamo diventati una statua di sale perché ci siamo voltati indietro?
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