Qual’è l’andamento dei suicidi tra i più giovani, e cosa possiamo fare a riguardo?
Leggevo su Ansa che in Europa abbiamo 3 suicidi di adolescenti al giorno.
Nell’articolo troviamo che:
- secondo UNICEF, 9 milioni di adolescenti (tra i 10 e i 19 anni) convivono con un disturbo legato alla salute mentale
- il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani
- 3 ragazzi al giorni si tolgono la vita
- solo gli incidenti stradali causano più decessi tra i giovani di quella fascia d’età
- in Italia si stima che, nel 2019, il 16,6% dei ragazzi e delle ragazze fra i 10 e i 19 anni soffrono di problemi legati alla salute mentale, circa 956.000 in totale.
Purtroppo i dati non sono per niente buoni, e questo fa riflettere sulla qualità della società odierna.
Forse si cresce con la credenza che si debba essere sempre al TOP?
Si ci sente rifiutati se non si raggiungono certi standard?
Prima di incolpare ‘la società’, noi adulti facciamo un’analisi per capire se ne abbiamo le responsabilità.
Se è nostro figlio, amico, cugino o fratello a trovarsi in una situazione di disagio, la prima domanda è: ce ne accorgiamo?
O la loro sofferenza rimane inascoltata anche da noi?
Ricordiamoci che non tutto viene detto apertamente dai giovani, che potrebbero per orgoglio anche negare l’evidenza e rifiutare qualsiasi forma d’aiuto.
Possibili cause dei suicidi tra i giovani
L’adolescenza è una fase delicata e complessa, come spiegano gli esperti e come si può leggere in qualsiasi libro di testo.
Fin qui, niente di nuovo.
Ma è doveroso riflettere, servendosi di uno studio della società e del mondo che ci circonda, delle possibili cause di un malessere di un giovane.
Nonostante debba essere l’età dello svago e della spensieratezza, spesso non è così.
Difficoltà della fase
Il giovane può sentire addosso responsabilità che non ha, nei confronti di sé e della società.
Il passaggio dall’età infantile a quella adulta passa proprio da una fase travagliata come questa.
Si comincia a guardare il mondo con altri occhi da quelli dei bambini.
Il mondo non appare più come un mondo da esplorare, ma con cui fare i conti.
Gruppi sociali
La società per gli occhi di chi guarda inizia proprio in quell’età, nel vedere formarsi gruppi sociali di coetanei.
Gruppi a cui non sempre si ha pieno accesso, o come lo si vorrebbe.
Desideri e responsabilità
Tra i desideri e la fattibilità adesso c’è un divario.
Si prova, facendo scelte a volte errate, e se ne pagano le conseguenze.
Si sbaglia, e non sempre si reagisce nel modo opportuno.
Si conoscono i primi amori e la sessualità, con tutte le conseguenze che ne possono derivare.
C’è che è più portato, e chi fatica.
Chi cade e si fortifica, e chi invece rimane a terra per anni.
Nuovi pericoli
I pericoli sono dietro l’angolo e purtroppo sempre più facilmente accessibili.
Droghe, cattive compagnie, abusi d’alcol, ludopatia e non solo.
Sono le ‘nuove’ minacce quando si parla di suicidi tra i giovani.
Essere accettati
L’essere cool e okay a volte passa dall’essere ‘trasgressivo’, folle e qualche volta cattivo.
Il tutto per essere accettato.
Essere rispettati
Rispettato, magari temuto dai coetanei del proprio gruppo.
O magari si è vittime, di chi con lo stesso ragionamento si macchia di cattiverie nei confronti del prossimo.
Un nuovo mondo
Il ragazzo capisce che non la vita non è solo quella dentro le proprie mura domestiche, dove ha voce in capitolo e si sente protetto.
Là fuori non è semplice, e a volte bisogna faticare per andare avanti.
Bullismo
Il bullismo c’è sempre stato, è vero.
Ma rappresenta ancora una causa importante di malessere di molti giovani.
Alcuni incontrano nel proprio percorso ragazzi che amano dimostrare la propria superiorità con la forza, forse come ‘vendetta’ nei confronti di una società che lo ha reso ‘meno fortunato’ di altri.
Oppure come conseguenza di un malessere che sfocia in rabbia e cattiveria.
Ragazzi con un forte ego, che deve essere costantemente nutrito.
Ciberbullismo
Oggi in fenomeno si è diffuso anche online, con il ciberbullismo che può rovinare la vita ad una giovane vita.
Minacce, insulti, umiliazioni; video compromettenti che girano per umiliare e deridere.
Il gruppo che diventa branco, per sopraffare chi è al di fuori con ogni mezzo, lecito o illecito.
Social
I social network sono diventate un’amplificatore di questi fenomeni.
Ma a volta rispecchiano anche le insicurezze, come quella di non essere abbastanza.
I likes sono stati per anni il (finto) ‘metro della popolarità’.
Il giovane con pochi likes poteva soffrirci fino a sentirsi non adatto, non voluto, non desiderato.
Insicurezza
Ricordiamoci che qualsiasi insicurezza non si chiude facilmente spegnendo il telefono o il computer.
Rimane attiva, come un malware nascosto nel nostro subconscio, danneggiando il nostro rapporto con gli altri e il nostro status.
Per la serie ‘se credi di essere un fallito, lo sarai’.
Ludopatia
Se ne parla meno di droghe e alcol, ma non è da sottovalutare.
Altro fenomeno diffuso è la ludopatia giovanile.
Si comincia a scommettere e giocare per noia e divertimento, per poi diventare una vera dipendenza.
I dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza rilevati su un campione di 11.500 adolescenti dagli 11 ai 19 anni, confermano come il gioco d’azzardo sia un problema da non sottovalutare nei giovani. Il 14% dei ragazzi dai 14 ai 19 anni, infatti, scommette online, il 13% gioca d’azzardo in rete mentre il 25% si reca nei centri scommesse, anche se è vietato; circa 3 adolescenti su 10, inoltre, hanno giocato nelle sale slot e oltre 6 su 10 tentano la fortuna con il gratta e vinci. Anche nel campione dagli 11 ai 13 anni i dati sono allarmanti: il 7% dei ragazzini ha giocato d’azzardo online, l’8% è andato nei centri scommesse, circa 1 su 10 ha giocato nelle sale slot mentre il 54% ha acquistato i gratta e vinci.
consumatori.it
Scuola
E per ultimo, ma non per questo meno importante, a volte la causa va ricercata proprio nella scuola.
I più ‘deboli’ emotivamente potrebbero molto soffrire un brutto voto o una bocciatura.
Anche se, riflettendoci, il tutto come già detto si riassumerebbe nella delusione di non essere all’altezza e la paura di non venire accettati e riconosciuti.
Cosa possiamo fare noi?
Capire i segali di un malessere è il primo passo quando si parla di suicidi tra i giovani..
Da non sottovalutare i segnali a volte evidenti ma ignorati, altre sottili ma da leggere sotto le righe.
Non esce più con gli amici e non vorrebbe neanche andare a scuola?
Ricordiamoci del fenomeno di Hikikomori, meglio descritto in altri miei articoli.
Leggi anche: Come aiutare un Hikikomori che non vuole più uscire
Come si parla? Che linguaggio usa?
Frasi negative verso la vita e verso sé stessi sono un valido campanello di allarme.
Da notare anche come e quanto dorme, e se ci sono stati cambiamenti significati nel suo stile di vita.
Sarà forse successo qualcosa?
Un evento potrebbe non volgere mai ad una fine, ma restare nell’intimo come una sofferenza.
Potrebbe adesso evitare certe compagnie, o da andare in certi luoghi.
L’ascolto è fondamentale, ma solo se ne vorrà parlare.
Noi mettiamoci l’empatia e la discrezione, ma senza forzare o tentare di costringere.
Provare a riconoscere il malessere è il primo passo, ma poi bisogna agire.
Se possibile ricorrendo ad un terapeuta che possa accompagnarlo nella sua sofferenza.
A noi il compito di consigliare e ‘spiegare’ il mondo meglio che possiamo.
Ai professionisti quello di aiutarlo a risolvere i propri disagi.
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