Mi trovavo a passeggiare in una zona turistica, quando vedo una bella ragazza, seduta in un muro. In posa, guardava verso l’amica, che con il telefono in mano le scattava una foto.
Mi è subito venuto in mente di quanto siamo tutti (me compreso) condizionati dai socials.
Sento sempre più spesso di persone che si rendono conto di dar più importanza alla foto che riescono a fare in un posto memorabile, rispetto al posto stesso.
Ovvero, scegliere una locations piuttosto che un’altra per la foto più bella, da aggiungere alle altre del proprio profilo.
Una task si attiva nel cervello, e sembriamo non goderci appieno il posto se prima non l’abbiamo ‘immortalato’ come si deve.
E, una volta pubblicata, aspettiamo i likes.
Come quando si era piccoli, facevamo i bravi e aspettavamo i biscottini.
Siamo tutti un pò bambini dopotutto.
Quando i likes arrivano, e continuano ad arrivare, quella notifica è eccitante, ci da forza.
Ci sentiamo approvati dagli altri, accettati, abbiamo la consapevolezza (o l’illusione) di piacere alla gente.
Tutto bello, ma potrebbe diventare tossico.
Si perchè tutto ciò è studiato minuziosamente per creare attaccamento nelle persone; e ci riesce! Proprio grazie alla dopamina che il nostro corpo rilascia quando ci sentiamo gratificati dai likes o dai commenti.
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Non sono un estremista a riguardo, io stesso uso i socials, ma cerco di non farmi condizionare troppo da queste dinamiche.
E’ questo il trucco no? Se ne sei consapevole, hai il controllo (o provi ad averlo).
Per non parlare di, fenomeno purtroppo sempre in crescita, veri e propri gruppi virtuali dove si alimenta odio e violenza.
Sempre più spesso si sentono tragedie dove giovanissimi, tentati da pericolose challenges, arrivano a perdere la vita.
Essere negativamente condizionati dalle rete quindi, o essere coinvolti in idee pericolose, è molto semplice.
I genitori prestano sempre maggiore attenzione all’uso che fanno i loro giovani con questi strumenti, o almeno dovrebbero.
Nella vita di tutti i giorni, si può facilmente incorrere in disturbi comportamentali perchè fortemente influenzati da un sistema artificiale, e costruito per tenere attaccati allo schermo gli utenti.
Ansie, paure di non essere abbastanza, ossessione del giudizio e dell’opinione degli altri, incapacità di accettarsi per come si è perchè non rappresenta il ‘modello di bellezza’ che ci hanno venduto.
Giovani con sempre più bassa autostima, o troppa (in certi casi). Chi si sente una nullità, e chi ‘una star’. Ed entrambi gli estremi sono tossici.
Scatti
Anni fa le foto erano un ricordo da condividere con pochi intimi. Immortalare momenti magici in un album. Quasi a metterci amore nel gesto stesso di scattare una foto.
Una mamma che prende una macchina a rullino, scatta la foto a suo figlio al sesto compleanno davanti la torta. La sviluppa, e la conserva in un cassetto, per riguardarla fra qualche mese, o anno.
Oggi è diverso, ogni momento più o meno importante può essere immortalato. Gli spettatori non sono più i pochi intimi, ma per la maggiore, sconosciuti!
Siamo tutti in un palchetto, e alziamo le mani gridando ‘hey guardatemi!’.
Oggi chiunque può avere voce in capitolo, e può avere il proprio pubblico. Con tutti i pro e contro del caso!
Scatti quotidiani, di vita privata, condivisi con ‘chi vuole guardare’.
Foto con amici, con la famiglia, di posti che stiamo visitando. Tutto in tempo reale, veloce.
Poi c’è sempre chi esagera e pubblica cose molto intime, non curante delle conseguenze. Si, ci possono essere sempre conseguenze.
La vita vera è un’altra cosa
Quando passi per strada, nessuno ti mette like.
Facciamo tutti del nostro meglio, per trovare la nostra strada, la nostra felicità.
Siamo nell’era in cui puoi avere anche 100k likes in una foto, ma sentirsi terribilmente soli.
Ma vita vera, non si guarda attraverso uno schermo.
Dobbiamo insegnarlo alle nuove generazioni, che crescono già con questo prolungamento del corpo, lo smartphone.
Depressi che si asciugano le lacrime, scattano una foto con il miglior sorriso, e ritornano a piangere. Perchè l’ex deve vedere quanto è felice!
La vita sui socials spesso è finzione. Se non ce lo ficchiamo tutti bene in testa, rischiamo di stimare ed emulare gente che in realtà neanche esiste.
E se i nostri figli non crescono conoscendo tutto questo, saranno confusi da migliaia di esempi finti e ingannevoli.
Le statistiche di utilizzo di questi strumenti sono in crescita, e tradotto in tempo i numeri sono preoccupanti.
Citando un articolo di tg24.sky “Otto giovani su 10 tra gli 11 e i 18 anni trascorrono due mesi all’anno sui social network, cioè quattro ore al giorno. Il 52% ha tentato di ridurre il tempo senza riuscirci. Il 33% di loro, inoltre, definisce l’utilizzo che fa dello smartphone “eccessivo”.
Tutto tempo che, se ben speso, avrebbe sicuramente portato un qualche risultato di crescita personale.
Con una vita davanti, il mondo del lavoro sempre più complicato, questa ‘perdita di tempo’ facendo una proiezione è preoccupante per i lavoratori di domani.
Ho sentito che le nuove generazioni preferiscono i messaggi di testo, o i vocali, alle chiamate. Perchè?
Perchè ne hanno il controllo, evitando il confronto diretto telefonico, dove non hai tempo di ragionare le risposta (o ignorare le domande).
La vita inoltre, non è così veloce come lo sono i socials: contenuti, messaggio, risposta, nuova foto, likes, ricerca.
Dobbiamo rallentare, respirare, guardarci attorno e posare questi smartphone.
Si sta perdendo la capacità di annoiarci, di rilassarci, di aver pazienza.
I giovani vogliono tutto e subito.
Ma nella vita vera, non ci sono i likes.
Ci sei tu, con tutto ciò che hai e che sei, senza possibilità di scegliere il tuo scatto migliore o di censurare quello che non vuoi che venga visto.
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