Lo smartphone è ormai parte di noi come un prolungamento del nostro corpo, ma le continue notifiche danneggiano seriamente la nostra capacità di attenzione.
Non si intende soltanto la capacità di stare concentrati in un’azione, ma anche l’attenzione al ‘presente‘ e a ciò che ci circonda.
Distratti, sfuggenti, sempre all’erta in attesa della nuova notifica.
Proprio così, chi è abituato a ricevere input sonori o visivi che comunicano una notifica, tendono ad avere un processo sempre attivo nel subconscio in attesa della notifica stessa, fino ad immaginare ad esempio di aver sentito la vibrazione dello smartphone.
Ne è passato di tempo da quando BlackBerry introdusse in sistema delle notifiche nel 2003, ‘il tuo telefono te lo dirà’.
Bello, non c’era bisogno più di controllare ogni cinque minuti, bastava attendere che fosse lo smartphone a dircelo; ma un prezzo da pagare l’abbiamo avuto.
Sfido chiunque a ignorare con facilità una notifica quando arriva, ‘chissà chi mi ha cercato’.
C’è poi chi si sveglia di notte per fare un veloce check alle notifiche e ai socials.
Ed è dimostrato che quando si prende in mano lo smartphone, si finisce per saltare da un app all’altra, da un social all’altro.
E forse la perdita di tempo, a fine giornata, dedicato a queste operazioni, è l’ultimo dei mali.
Si arriva a percepire lo smartphone come parte di sé, provando ansia quando magari in quel momento non l’abbiamo.
Secondo il Deloitte Study del 2016, gli adulti guardano il loro smartphone 47 volte al giorno, e ben 82 volte di media tra i più giovani.
E penso proprio che oggi i numeri siano ben più alti.
Proprio nei più giovani, un (ab)uso dello smartphone per più di 1 ora al giorno aumenta il rischio significato di ADHD, il classico deficit di concentrazione con impulsività.
Diciamoci la verità, questi aggeggi sono sempre più utili nella vita di ogni giorno, e quindi li usiamo più spesso.
Abbiamo tutto il sapere a portato di mano, se lo vogliamo, ma come ho letto una volta, alla fine si finisce per guardare foto di gattini!
Scherzi a parte, nessuno nega l’utilità di questi strumenti.
Strumenti, appunto, come i socials.
Uno strumento che può finire per controllarci.
Si, perchè senza rendercene conto siamo sempre li, a cercare gli ultimi aggiornamenti, a scrollare all’infinito queste piattaforme, perdendo tempo che a fine giornata può essere conteggiato in ore!
Performance
Ma non è solo una questione di tempo.
Oggi siamo in una società molto competitiva, lo sappiamo tutti.
Più bravi si è, meglio è.
Nello sport professionistico la preparazione, fisica e mentale, è diventata maniacale, molto più concreta che in passato.
E anche nel mondo del lavoro, nel business, nelle aziende, le esigenze sono diverse rispetto che decenni fa; l’ambiente è più complesso, competitivo, stressante.
Essere in forma con la mente è diventato un requisito fondamentale.
Spingendo tanti professionisti (me compreso) a fare della ‘preparazione mentale‘ parte integrante delle proprie giornate.
Proprio come allenarsi, per avere un buon fisico.
Le nostre capacità mentali possono essere allenate, migliorate, perfezionate.
Ma possono anche essere compromesse, danneggiate.
Ad esempio, dai continui impulsi di questi strumenti tecnologici di cui nessuno ad oggi può farne a meno.
I disturbi dell’attenzione che ne derivano cominciano fin dai bambini.
Si può essere molto inclini a distrarsi quando gli altri parlano, a sognare ad occhi aperti, ad accavallare la propria voce, e ritrovarsi in balia delle proprie emozioni.
Sembra che abbiamo detto poco, ma in due righe ho detto che viene intaccata l’intelligenza sociale, l’intelligenza verbale e l’intelligenza emotiva.
Ai genitori il compito quindi di sorvegliare sui più piccoli.
Effetti nel lavoro
Se la tentazione di usarlo a lavoro è cosa da poco, voglio spendere due parole su ciò che succede quando lo usiamo nella meritata pausa.
Nel Journal of Behavioral Addictions si riporta uno studio della Rutgers University su 414 studenti.
Sono stati coinvolti in un test molto particolare.
Tutti dovevano risolvere 20 crucipuzzle.
A metà test gli organizzatori hanno diviso l’aula di 3 gruppi.
Un gruppo non ha fatto pausa e gli è stato detto di continuare.
Ad un gruppo in pausa è stata data della carta.
All’altro gruppo è stato consentito di usare lo smartphone.
Bene, è stato provato che chi in pausa ha usato lo smartphone ha subito un incremento medio del 19% di tempo richiesto per completare il test, con ben meno 22% di parole trovate!
Altro test..
E’ stato chiesto ad un campione di persone di scrivere in un foglio lettere e numeri senza fermarsi, associando ad esempio il numero 1 con la lettera A, il numero 2 con la lettera B, e proseguendo così fino alla fine.
Il tutto è stato cronometrato.
Dopo di che è stato chiesto di ripetere la scrittura, ma scrivendo prima solo i numeri, e dopo tutte le lettere. Anche in questo caso è stato tutto cronometrato.
Il risultato è che nel secondo caso i partecipanti sono stati tutti più veloci!
Morale della favola, è difficile ritrovare la giusta attenzione in ciò che si stava facendo, dopo averla spostata altrove.
Oltre che ad essere uno spunto di riflessione per le aziende, dovrebbe esserlo per ciascun professionista che ha a cuore il proprio lavoro e vuole farlo bene; specie con lo smart-working dove siamo sempre più ‘responsabili di noi stessi’.
Soluzioni da adesso
Dovremmo dare la caccia alle nostre notifiche, individuandole, e ‘uccidendole’.
Sia che abbiamo un dispositivo Android, o un Iphone, oggi dalle impostazioni riusciamo ad essere abbastanza efficienti a riguardo.
Possiamo ad esempio disattivare ciascuna notifica per ciascuna App che vogliamo, oppure selezionare quale notifica di una singola App è veramente importante.
Dobbiamo chiederci, è davvero importante ricevere tutte quelle notifiche? Cosa è davvero importante?
Magari manteniamo le notifiche su WhatsApp (anche se possiamo selezionare quale chat ‘silenziare’), ma annullare le notifiche su Instagram ad esempio.
È davvero così importante sapere in tempo reale chi ci ha messo like alla foto, o una reazione ad una storia?
Per non parlare di tutte le varie App che possiamo ritrovarci sul nostro Smartphone, ‘programmate’ per spararci notifiche push, che ci distraggono da ciò a cui magari dovremmo prestare attenzione.
Potremmo sempre accedere manualmente ad un App quando vogliamo, e darci uno sguardo.
E soprattutto, darci dei tempi, se riusciamo.
Sarebbe l’ideale essere rigidi con noi stessi su QUANDO usare i socials o saltare da un App all’altra.
Ammettiamolo, tanti di noi spesso cominciano a guardare lo smartphone appena svegli, me compreso.
Gli esperti sconsigliano questa pratica, consigliando di posticipare più possibile l’uso dello smartphone di mattina.
Riflettiamoci, svegliarci e subito tuffarci in questo mare di notifiche e contenuti, non è il massimo per il nostro cervello che sposterà la sua attenzione subito in contenuti spesso non compatibili con un giusto risveglio.
Molto meglio aprire la finestra, e ristabilire il contatto con la realtà.
Tra le varie routine mattutine che possono essere consigliate, potremmo citare lo yoga, esercizio fisico vario, meditazione, studio; è logico che manchi all’appello l’uso dei socials.
Attenzione.
Se usi lo smartphone più di 4 ore al giorno (nel complesso), o ci dai un occhio di notte, o quando guardi un film, potresti già avere una ‘dipendenza‘ (come tanti, non c’è da meravigliarci) da questo strumento.
Fin dalla creazione dei likes, che ci attirano e ci legano come dare zuccherini ai bambini (il gioco della dopamina, ne avevo parlato qui), delle notifiche a schermo e con suoni, siamo tutti molto ‘legati’ ai nostri devices a discapito dell’attenzione.
Staccarsi risulta difficile, abbiamo la percezione di essere staccati dalla realtà.
Magari è vero, ci perderemo in tempo reale qualche messaggio, un like o una ‘novità’, ma se usati con moderazione non saranno ‘informazioni perse’, stiamo solo dando priorità alla NOSTRA VITA.
Chi ti ama, ti cercherà lo stesso, se è urgente chiameranno.
Torna ad annoiarti, non lasciarti controllare.
A presto
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