Sono sempre stato molto ambizioso. Pretendevo fin da piccolo il meglio di me e in ciò che facevo, ma ben presto mi resi conto che non si può vincere sempre. Crescendo quindi imparai a convivere con i fallimenti, nel cosa fare o non fare quando perdo.
Se penso a tutti i giovani e giovanissimi che non vogliono uscire più di casa, vedi gli hikikomori, non posso che associare il tutto probabilmente alla loro irrealizzata voglia di vincere, di avere la meglio, di raggiungere alcuni standard che forse la società ha imposto.
Non tutti siamo uguali, ciascuno ha il suo personale profilo con i suoi punti di forza ma anche di debolezza.
Invece la società, con i media e social network, sembrano un pò standardizzare quello che potremmo definire un atteggiamento (o apparenza) vincente e accettabile.
Nulla di più sbagliato e dannoso.
Con quest’ottica non è strano che un giovane, guardando le (finte) vite messe in vetrina da personaggi vari, si possano sentire diversi, ma peggio sbagliati.
Perché diversi lo siamo tutti ed è giusto così, rappresenta la bellezza di questa esistenza.
Questo rischio di sentirsi in errore in qualche senso non passa magicamente superando una certa età.
Vediamo invece tanti adulti che non vogliono lavorare, che si sono socialmente isolati, che hanno smesso di sognare e di lottare per i loro obiettivi, che poi forse neanche hanno.
Questo tipo di malessere non risparmia nessuno, anche di è palesemente una persona molto intelligente.
Anzi, forse il primeggiare a scuola nei primi anni dell’infanzia e adolescenza diventa un’arma a doppio taglio, e io ne so qualcosa.
Da un lato ci sentiamo fieri di noi, orgogliosi del nostro voto a doppia cifra.
Dall’altro lato ci abituiamo a vincere, ad essere il o uno dei migliori del gruppo.
Ma nella vita reale non è così, o meglio non è scontato che lo sia.
Arriva presto il punto in cui si deve sbattere il muso contro un fallimento, una sconfitta, un rifiuto e quel pesante sentimento di inadeguatezza.
Rapporto con i fallimenti
Poi crescendo ho imparato anche io, come tanti, a convivere con i fallimenti.
Perdere palesemente e accettarlo annuendo, andando avanti.
Non è semplice, non è bello, ma prima o poi si ci fa il callo.
Oggi posso dire che quando perdo:
#Analizzo ciò che è successo
Faccio cioè un’autoanalisi, rivedendo le mie responsabilità a riguardo cercando di fuggire dal nudo senso di colpa che non porta a nulla.
Mi chiedo cioè:
– cosa ho sbagliato?
– dove potevo agire diversamente?
– come avrei potuto invece portare a casa il risultato sperato?
Su questa analisi come accennavo bisogna stare attenti a non accusarsi troppo, a non diventare auto-carnefici, moralmente parlando.
Siamo umani, sbagliamo.
Accettiamolo, perdonandoci quando sbagliamo e incoraggiandoci a fare meglio la prossima.
Non è facile, io ad esempio mi sono prefisso come mio obiettivo personale che quando perdo devo prestare attenzione a come mi parlo, senza accusarmi o condannarmi inutilmente.
Leggi anche: Perdono, l’arte di perdonare per essere felici
#Guardo la cosa con un punto di vista più flessibile
Non mi limito a guardare ciò che ho perso, ma piuttosto provo ad accettare che non potevo sapere tutte gli elementi che mi avrebbero permesso di raggiungere il risultato sperato.
Quindi, non potendolo sapere, mi chiedo:
– adesso posso farci qualcosa?
Se la risposta è SI la faccio.
Se la risposta è NO accetto la situazione così come è.
Quando si perde il rischio è quello di rimuginare la sconfitta nei giorni a seguire, fino a creare un forte rimpianto misto a senso di colpa.
Ciò che provo a fare è invece ricordarmi che ad ogni fallimento corrisponde una lezione che mi permette di crescere.
Non poteva andare diversamente, per la persona che ero e gli elementi che avevo a disposizione era naturale che io agissi così.
Perché è proprio quando perdo che in realtà sono cresciuto, sono diventato più maturo, con più esperienza e con degli schemi mentali più pragmatici.
La vita è l’insegnante più duro, prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione.
#Mi ricordo del perché
Mi riferisco al motivo per cui sto facendo questo piuttosto che quello.
Quando si perde l’errore può demotivare facendoci mandare tutto a quel paese.
In realtà è proprio nella difficoltà che dobbiamo resistere, resilienti come i venditori, inseguendo fallimento dopo fallimento il risultato sperato.
Dietro un grande obiettivo c’è un grande perché.
Ma anche nel piccolo, non dimentichiamoci delle persone che ci amano e credono in noi.
Ad esempio la stesura di questo Blog non è mai semplice né priva di fallimenti, ma pensare che ogni singolo articolo può essere utile agli altri mi motiva.
In fondo penso, tutto ciò non è sprecato.
Ricominciare
Si dice che non è importante se si cade o meno, ma dalla forza che si ha per rialzarsi.
In fondo è proprio così.
Cadi pure quanto vuoi, ma rialzati.
Non ha importanza quante volte bisogna provarci, potrai riuscire.
E se ciò che hai perso è ormai irrecuperabile, ti assicuro che è stata tutta esperienza.
Arriverà il giorno che si ripresenterà un’occasione simile in cui la posta in gioco sarà più alta, ma adesso avrai l’esperienza e gli elementi per vincere!
Raccogli i cocci da per terra e ricomincia.
Quando perdo faccio in modo di trovare quel seme prezioso che si chiama esperienza, per poi ritornare proprio lì dove ho fallito più forte di prima.
Forti come chi dopo essere caduto 30 volte si alza da terra urlando ‘ecco che arriva la numero 31!’.
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