commercio equo e solidale

Fairtrade – cosa è il commercio equo e solidale

FAIRTRADE è quello stemma presente in diversi alimenti ormai negli scaffali del supermercato.

Scopriamo cosa è realmente e cosa significa.

Termine inglese che indica il ‘commercio equo‘, è una forma di commercio che mette in contatto il produttore (ad esempio di zona NON UE) e consumatore, evitando diversi intermediari.

La grande distribuzione organizzata ha sempre approfittato di zone del pianeta dove poter produrre le proprie materie prime a costi irrisori.

Spesso, però, massimizzando il profitto non curando i diretti interessi dei produttori del luogo.

Da lì la politica del commercio equo e solidale, tendenza che nasce a metà del 900 nei mercati del nord Europa.

Riconosce i diritti dei produttori locali, pagati adeguatamente secondo standard prestabiliti.

Le aziende hanno di contro un vantaggio economico nel produrre in terre in via di sviluppo, grazie ai minori costi.

Scopi e principi

Citando Wikipedia, lo scopo di Fairtrade è sempre stato quello di contrastare:

  • la determinazione dei prezzi, che vengono stabiliti da soggetti forti (multinazionali, catene commerciali) indipendentemente dai costi di produzione che sono a carico di soggetti deboli (contadini, artigiani, emarginati);
  • l’incertezza di sbocchi commerciali dei prodotti, che impedisce a contadini e artigiani di programmare seriamente il proprio futuro;
  • il ritardo dei pagamenti, ovvero il fatto che gli acquirenti paghino la merce molti mesi dopo la consegna e spesso anni dopo che sono stati sostenuti i costi necessari alla produzione (infrastrutture, semenze, nuovi impianti arborei, materie prime), che favorisce l’indebitamento di soggetti economicamente deboli e un circolo vizioso che porta spesso all’usura;
  • la mancata conoscenza, da parte dei produttori, dei mercati nei quali vengono venduti i loro prodotti e dunque la difficoltà da parte loro di riuscire ad adeguarsi e tanto meno a prevedere mutamenti nei consumi.
  • l’impiego di tecniche di produzione volte alla riduzione dei relativi costi, che nel medio-lungo periodo si rivelano particolarmente negative per il produttore e/o la sua comunità;
  • ricorso al lavoro di fasce della popolazione che nei paesi ricchi viene particolarmente tutelata (bambini, donne incinte, …) al fine di aumentare i quantitativi prodotti, con rinuncia alla formazione dei giovani;
  • l’impiego di persone con scarsa produttività (rispetto alla concorrenza), che non hanno di fatto possibilità di sopravvivere sul mercato;

Più qualità, per tutti

Maggiori diritti insomma per la gente del posto, immagina nelle zone africane, piuttosto che indiane.

Anche se la maggior parte delle coltivazioni FAIRTRADE provengono dall’America Latina.

E spesso, secondo il sito ufficiale, sono gli stessi produttori locali a investire verso nuove risorse BIO.

E, quindi, noi abbiamo il vantaggio di trovare nei nostri supermercati prodotti BIO a prezzi competitivi, con la garanzia che nessuno è stato sfruttato.

Comprare FAIRTRADE è una forma sempre più sociale quindi, di contributo a zone lontane da casa nostra, che hanno ben altre difficoltà.

Ospedali, acquedotti, scuole. Sono questi i progetti locali di cui si parla nell’organizzazione.

Di che prodotti stiamo parlando?

Che cosa è veramente FAIRTRADE, o meglio di che prodotti stiamo parlando?

Caffè, thè, zucchero di canna, frutta secca e altro.

Spesso con coltivazione BIO, sia per rispondere ad un consumatore sempre più attento a ciò che mangia, sia per salvaguardare la salute della forza lavoro.

E di certo, alle aziende, produrre BIO costa meno nelle zone di produzione in questione piuttosto che in Europa, per la gioia del consumatore finale che paga meno per un prodotto biologico.

Leggi anche: ‘Quale cioccolato fondente scegliere e perchè

Non mancano le critiche

Basta spulciare su Google per trovarsi organizzazioni e personaggi di spicco da ogni fronte ad avvertire la collettività che non tutto è sempre lindo e trasparente.

Purtroppo, anche nei migliori progetti ci può essere del marcio.

Ed ecco che tutti possiamo leggere di denunce di pochi controlli, di (ironia della sorte) sfruttamento minorile e sottopaghe.

Personalmente credo nella bontà del progetto, come forma di riscatto sociale per le zone più economicamente disagiate.

Ma di certo, tanto è ancora da migliorare.


Scarica gratis l’ebook FOCUS
mini guida sulla concentrazione



Inserendo l’email l’ebook in formato pdf verrà inviato nella casella postale inserita ma non solo, riceverai ogni settimana contenuti di VivereAdesso con la possibilità di ascoltarli anche a mezzo podcast

✔️ Riflessioni
✔️ Strategie
✔️ Crescita
✔️ Tecniche
✔️ Consapevolezza



inserisci l’email sotto oppure a questo link

Vuoi condividere l'articolo sui tuoi social? :) Per commenti e idee: info@vivereadesso.it