Catania, 17 aprile 2025 – Al Policlinico “G. Rodolico – San Marco” si è concluso un innovativo corso sperimentale di mindfulness rivolto agli operatori sanitari del Pronto Soccorso, con l’obiettivo di contrastare il burnout e promuovere il benessere psicofisico di pazienti e personale. Il percorso formativo, della durata di 90 ore suddivise in quattro incontri, ha già ottenuto ottimi riscontri tra medici e infermieri impegnati in contesti di alta pressione.
fonte: La Sicilia
La salute mentale è un pilastro fondamentale del nostro benessere, sia nella vita di tutti i giorni che sul luogo di lavoro. Spesso sottovalutata, è invece cruciale per la nostra capacità di affrontare le sfide, relazionarci con gli altri e dare il meglio di noi stessi.
Nel blog ho spesso parlato di questi temi, di come lo stress lavorativo sia tossico, che si traduce in conseguenze non solo per il singolo, ma per l’intero sistema.
Lo stress mina la concentrazione, l’empatia e la comunicazione, aumentando il rischio di errori e riducendo la qualità delle cure nel mondo sanitario ma della qualità del lavoro in generale.
Insomma, un circolo vizioso che dobbiamo spezzare.
Un faro di speranza
Un esempio concreto e da imitare arriva dal Policlinico catanese, che ha deciso di fare un passo importante: offrire agli operatori sanitari uno “spazio di ascolto e consapevolezza”. Non un contentino simbolico, ma una risorsa reale per sostenere la resilienza emotiva. Come ha giustamente affermato il direttore generale Sirna: “Solo con la soddisfazione e l’appagamento del nostro personale saremo in grado di rispondere ai bisogni dei pazienti”.
Insieme alla mindfulness, il Policlinico ha attivato uno sportello di ascolto psicologico per pazienti e dipendenti, gestito da psicologhe interne e promosso dal Comitato Unico di Garanzia aziendale.
Un vero e proprio scudo contro lo stress sul lavoro.
Il modello da seguire
Il caso del Policlinico è un’ispirazione non solo per la sanità, ma per tutte le imprese, pubbliche e private.
Qualsiasi azienda dovrebbe pensare di creare, o sviluppare ulteriormente, una mentalità rivolta verso il benessere mentale di qualsiasi persona, che poi rappresenta un’importante tassello dell’azienda stessa.
Ad esempio potrebbe, o fa bene a:
- Investire in formazione consapevole: proporre percorsi strutturati di mindfulness (MBSR, MBCT, o MBSC) adattabili ai ritmi aziendali.
- Offrire supporto psicologico interno: creare uno spazio professionale dedicato alla gestione dello stress e al benessere emotivo.
- Promuovere una cultura del benessere: riconoscere che la salute mentale è importante quanto quella fisica, e integrarla nella visione aziendale.
- Valutare l’efficacia in modo misurabile: utilizzare strumenti validati, come il Maslach Burnout Inventory, per monitorare i risultati e l’impatto degli interventi.
Investimento e non costo
Supponiamo che un lavoratore non stia proprio bene psicologicamente.
Ma non perché è matto, o lo è diventato, ma perché magari sta affrontando un periodo difficile, ha avuto dalla vita una di quelle batoste che stordiscono, e probabilmente non ha trovato ancora gli strumenti per gestire e superare ciò.
Certo, quanto ho scritto è un caso su 1 milione ma rende l’idea.
Quel lavoratore, in qualsiasi campo sia, non renderà al meglio e di conseguenza l’azienda non avrà il risultato sperato, ergo avrà un danno che potenzialmente può essere proporzionale al tempo in cui ciò perdura.
Se invece si riesce, con i giusti modi, di coinvolgere lo stesso lavoratore in percorsi di benessere personale, supporto psicologico e di crescita personale, forse lo si aiuta a star meglio e tutta l’azienda ne gioirà.
In sintesi, prendersi cura della salute mentale non è una spesa superflua, ma un vero e proprio investimento. Investiamo in produttività, in relazioni sane, nella qualità dell’ambiente lavorativo.
La salute mentale è una risorsa vitale che ogni organizzazione deve sostenere. Il percorso di mindfulness del Policlinico di Catania è un esempio lampante di come strumenti pratici, efficaci e scientificamente validati possano contrastare lo stress e supportare chi ogni giorno si dedica agli altri. È tempo che sempre più aziende seguano questo esempio, perché tutelare chi lavora significa garantire la qualità, l’efficienza e il benessere di tutti.
Mindfulness: la chiave
Ecco che entra in gioco la mindfulness, letteralmente “consapevolezza non giudicante del momento presente”. Nata negli anni Settanta grazie a Jon Kabat-Zinn, è ormai uno strumento ampiamente riconosciuto in ambito psicologico e clinico. I programmi più noti, come l’MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) e l’MBCT (Mindfulness-Based Cognitive Therapy), prevedono sessioni settimanali e pratiche quotidiane di meditazione, body scan, respirazione e movimenti consapevoli.
Ma nel blog troverai le più semplici (non per questo meno efficaci) tecniche che chiunque può inserire nella sua routine quotidiana.
Ma perché funziona? Numerosi studi hanno dimostrato che la mindfulness:
- Riduce significativamente il burnout, in alcuni casi fino al 40% nel personale medico.
- Abbatte ansia, sintomi depressivi e stress percepito.
- Migliora la qualità della vita, la motivazione e la soddisfazione sul lavoro.
La cosa sorprendente è che anche programmi brevi, di poche ore settimanali, si sono rivelati efficaci e sostenibili, anche per chi ha orari di lavoro spezzati o turni.
Non ci sono più scuse!
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