Burnout da stress lavorativo, perchè devi assolutamente evitarlo

Dicono sia una tendenza tutta italiana quella che per elevarsi nella società bisogna lavorare di più, e di più, e di più.. insomma hai capito.

Ci si può ritrovare a lavorare più ore del normale, perché sentiamo di dover completare tutti i nostri progetti.

Magari facendo straordinari non pagati.

Oppure giustificandoci che essendo ‘freelancer’ è tutto un nostro guadagno, tutti sforzi che facciamo per noi stessi insomma.

In realtà qualsiasi sia il tuo inquadramento e la tua professione, esaurirsi con il lavoro non ti permetterà di far meglio, né per te stesso e nemmeno per qualsiasi altra azienda.

Il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman definì questa una società del lavoro come una cultura della fretta.

Si può avere la sensazione di fare di più, ma la qualità del nostro lavoro diminuirà nei giorni seguenti sentendoci via via più scarichi e demotivati.

Non solo, un simile stile di vita carico zeppo di lavoro, può indurci a sviluppare disturbi emotivi e comportamentali quali ansia, sbalzi d’umore, fino ad arrivare a crisi di panico e depressione.

Ormai è riconosciuta dalla psicologia la sindrome di burnout, ovvero da esaurimento da stress lavorativo.

Come suggerisce il termine inglese da cui deriva, si ci ‘brucia’ fino a sentirsi esauriti, scarichi, senza energia. Ed eccoci ‘bruciati-fuori’, senza forze e con sintomi visibili come:

  • elevata sensibilità emotiva
  • sentirsi stanchi, senza forze
  • maggiore irascibilità
  • maggiore vulnerabilità ad eventi esterni
  • sentirsi mentalmente distanti nel lavoro
  • percezione di un vuoto interiore
  • calo significato di autostima e fiducia delle proprie capacità
  • perenne sensazione di NON sentirsi appagati e soddisfatti della propria vita
  • un dialogo interiore pesante, accusatorio, cupo

Proprio sul dialogo interiore ti prego di porre attenzione.

Se Will Smith nel film ‘La ricerca della felicità’ esorta il figlio a ‘non permettere a nessuno di dire che non sai fare qualcosa’, io amo specificare ‘non lo permettere neanche a te stesso’. Spesso siamo i primi critici di noi stessi, i primi accusatori. In una fase di burn-out ad esempio potresti usare spesso frasi, che fungono da campanello di allarme, quali:

  • ‘non ce la faccio più’
  • ‘che senso ha tutto questo’
  • ‘non ha senso vivere così’
  • ‘ho sbagliato tutto’
  • ‘sono un fallito’
  • etc

A volte queste frasi possono uscire fuori nelle conversazioni, ma anche tenercele dentro e sentirle rimbombare nella nostra testa è gravissimo. Consideralo come una ‘spia’ (per fare un parallelismo con i motori) che ti indica che qualcosa DEVE cambiare.

Fenomeno professionale

Generalmente collegata a lavori dove si è a contatto con le persone e dove si hanno frequenti rapporti interpersonali, potrebbe essere collegata a qualsiasi altra tipologia di lavoro.

Ma psicologi, infermieri, dottori, oss e commerciali, ad esempio sembrano più soggetti ad esaurimento da stress lavorativo.

Lo stress lavorativo e il burn-out sono riconosciuti dalle legislazioni legate al lavoro, in quanto una conseguenza concreta di un ambiente di lavoro poco sano e rispettoso per i diritti del lavoratore.

Come meglio descritto ad esempio nell’accordo europeo sullo stress nei luoghi di lavoro, dell’ 8 ottobre 2004 a Bruxelles.

Le aziende sono quindi tenute a garantire un ambiente di lavoro rispettoso per la salute psichica dei lavoratori.

Oltre il riconoscimento dell’OMS, c’è da dire che la sindrome da burn-out è stata inserita anche nell’undicesima Revisione della Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11) considerandolo come un ‘fenomeno professionale’, permette ai lavoratori del settore di prendersi giorni di malattia se manifestano questi sintomi.

Anche l’Associazione Psichiatri Americani hanno aperto un gruppo di lavoro sul tema, e non mancano studi e ricerche in tutto il mondo.

La verità è che..

Non è una responsabilità esclusiva delle aziende.

Specificando la complessità della materia, e gli infiniti casi (oggettivi e soggetivi) che possono esistere, proviamo a guardare la vicenda da un altro punto di vista.

È chiaro che le aziende debbano mantenere al meglio delle loro possibilità le condizioni di lavoro.

Ma spesso, a parità di ambiente di lavoro, ci sono soggetti che accusano difficoltà da stress lavorativo, e chi invece no. Come è possibile?

La risposta spesso è in noi stessi.

Tra le cause i fattori di rischi di cui ABBIAMO RESPONSABILITÀ sono tanti:

  • incapacità di gestire bene il proprio tempo e di gestirlo in maniera inappropriata
  • impegno esagerato e non necessariamente funzionale
  • mania da perfezionismo
  • elevate aspettative, a volte esagerate, a volte semplicemente non realizzabili nell’immediato
  • un idealismo che si scontra con la realtà
  • troppe pretese su di se, ma anche sugli altri
  • poca fiducia su ciò che si sta facendo o sul proprio percorso di vita
  • incapacità (parziale o totale) a dire di NO a compiti richiesti o auto-imposti

Quindi mettendoci apposto con noi stessi andiamo sicuramente a migliorare la nostra condizione lavorativa, ma perchè saremo capaci di guardare la STESSA realtà con occhi diversi.

La realtà non cambia se non siamo noi a cambiare.

È chiaro che le aziende hanno tutto l’interesse di evitare che un lavoratore ‘cada’ nella sindrome da burn-out. Perchè?

Semplice, perchè secondo Forbes (per dare qualche numero) un lavoratore esausto da stress lavorativo causa:

  • un impatto sull’azienda pari a circa il 34% del suo stipendio
  • un aumento della probabilità di turn-over del 20-50%

È chiaro che il lavoratore non è un numero, anche se le aziende potrebbe tirare le somme guardando proprio le cifre.

Le soluzioni devo essere individuali, su misura, e nella piena collaborazione dell’interessato.

Nessuno può aiutare chi non vuole essere aiutato.

Innanzitutto se ti riconosci da lavoratore in queste righe, cerca di fare il punto della TUA situazione:

  • conosciti, poniti domande e SCRIVI le risposte
  • ora che sei più CONSAPEVOLE di ciò che sta succedendo, prova a disintossicarti da ciò che ti sta facendo male, che sia anche un attaccamento ad una ambizione o la paura di venire licenziato per un qualche motivo
  • sappi che non puoi arrivare dappertutto, se ancora non l’hai fatto impara SUBITO a delegare e fregatene un pò di più; non casca il mondo se non ci metti lo zampino sempre tu
  • rivolgiti ad un terapista e fai un percorso, ti aiuterà a capire le vere cause che ti hanno portato a questo stato di sofferenza, a conoscerti di più, a fare chiarezza con te stesso e capire come proseguire senza cadere più in quella buca

Spunti di riflessioni

Come dicevo il lavoro è principalmente con se stessi, dentro di noi.

Se stai bene tu, starai meglio al lavoro, con i clienti, i colleghi e perfino con il tuo capo.

E se per caso hai capito che non è più quello il tuo posto, beh la risposta la puoi immaginare; a volte ci complichiamo la vita, scordandoci che alla fine ne abbiamo solo una, e il tempo corre veloce.

Detto questo, ti lascio qualche spunto:

  • poniti dei tempi e dei limiti, e dopo i ‘doveri’ pensa SOLO a vivere; avevo letto da qualche parte ‘svegliati pensando già a cosa farai dopo le 17’
  • sii più flessibile, una canna troppo rigida si spezza al primo vento, sii come il bambù
  • conosciti meglio, riscopri ciò che ti piace fare e ciò che amavi fare da piccolo
  • rispetta le tue esigenze, non ti trascurare e trattati bene
  • analizza i tuoi bisogni, e se scopri qualche lacuna lavora duro su quell’area; se non riesci, sii coraggioso e chiedi aiuto
  • rivedi l’equilibrio della tua vita lavorativa e privata, e cerca di ottimizzarlo; una canzone diceva ‘vivere per lavorare, o lavorare per vivere?’, quindi impara a gestire al meglio il tuo tempo
  • impara a stare bene con te stesso, ricorda che se sei in guerra con te stesso lo sarai con il mondo intero

Potresti fin da subito anche revisionare le tue abitudini per stare meglio con il corpo e la mente:

Se ti va di approfondire ulteriormente, ti consiglio la lettura di un libro dove troverai altri strumenti interessanti.

Liberati dal Burnout e dalla Depressione

 Klaus Bernhardt

Giunti (11 marzo 2020)

Alla prossima!

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