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Riflessioni sul problem solving – cosa può andare peggio?

Termine usato, abusato, inserito in curriculum di ogni sorte perché si sa, le aziende vogliono il ‘problem solving’, l’arte di risolvere problemi.

Vi sono varie scuole, insegnanti, corsisti che ne parlano.

Io ho capito fin da quando cominciai a lavorare che effettivamente quando si presenta un problema è indispensabile saperne uscire fuori.

Di solito si potrebbe dire che l’esperienza la fa da padrona, ma vi sono delle tecniche specifiche da studiare da un buon manuale, frutto di esperienze e studi di professionisti.

Una di quelle che ho letto più spesso, che ritengo semplice ma efficace, è chiedersi ‘cosa posso fare per far peggiorare la situazione?‘.

Scelte

Vi sono delle scelte con delle conseguenze.

Dinanzi a un problema, di qualsiasi sorte, è importante saper andare per esclusione.

La confusione di far la cosa giusta è lecita.

Ma probabilmente per schiarirci le idee dovremmo andare per esclusione.

Quale azioni, in questo caso, non farebbero altro che peggiorare il problema?

Un autore che parla in maniera approfondita di questa tecnica (e altre) è Nardone, psicologo, pedagogo e psicoterapeuta italiano che a riguardo ha scritto il libro Problem Solving Strategico da tasca.

Riflessioni

Come tutti, ho avuto modo di affrontare vari problemi, lavorativi e non. Naturalmente il nostro personale modo di affrontarli cambia nel tempo e negli anni. Ricordo l’ansia e la preoccupazione dei primi anni che cominciai a lavorare dopo ogni piccolo problema, che poi invece svaniva più facilmente del previsto. Negli anni ho imparato innanzitutto a respirare,

Alcuni problemi si risolvano da soli, altri sono meno gravi di quello che temiamo, altri ancora sono una fortuna anche se in quel momento non sembra.

Avevo un capo a cui scrivevo subito quando mi si presentava un problema al lavoro. Il mio punta di vista era tipo “c’è un incendio, dobbiamo spegnerlo”. Odiavo quando lui temporeggiava, in sintesi la sua risposta era quasi sempre ‘attendi’. Ma cosa dobbiamo attendere, pensavo. Bisogna agire, agire subito, risolvere..

Capii dopo un po’ di tempo che la scelta impulsiva sarebbe stata quasi sempre errata, fuori modo, a volte inutile, altre volte controproducente.

Se poi il ‘problema’ riguarda anche la relazione con altre persone, allora bisogna tener conto dell’emotività dell’altro.

Lasciar sbollire un cliente (o collega, conoscente..) arrabbiato lasciando passare uno o due giorni a volte è un buon punto di partenza.

Non si vuol dire adesso che la soluzione è procrastinare.

Con la stessa sensibilità che ci porta a lasciar momentaneamente correre, sapremo invece quando è veramente una emergenza e c’è da agire subito.

Chiediamoci:

  • cosa succederebbe se non agissi subito?
  • le conseguenze sono così gravi?

Ci sono momenti che possiamo prenderci una pausa per respirare e capire meglio, altri in cui le conseguenze possono essere gravi nell’immediato.

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