Oggi i genitori, forse proprio tutti, iscrivono i propri bambini in uno o più corsi. I miei stessi nipoti partecipano, ora che scrivo, a circa 2 attività a testa. Chi calcio, chi pallavolo, e poi Grest, Scout, corso di inglese, Judo..
Mettiamoci pure l’uso/abuso dei dispositivi digitali, con cui i genitori però cercano di fare i conti, perché un po’ può essere educativo ma l’eccesso diventa deleterio.
I bambini di oggi in sintesi possono non annoiarsi mai!
Pensando alla mia personale infanzia, comparata a quella dei miei nipoti, ho riflettuto di come io non abbia partecipato a tutte queste attività, probabilmente perché i tempi erano diversi e i genitori in generale non se ne curavano più di tanto.
A pensarci all’inizio mi sono sentito più sfigato, pensando a ciò che in sintesi avevo perso, ma poi leggendo casualmente alcuni studi ho realizzato che forse non è stato tutto perduto.
Le giornate d’estate a chiedermi cosa fare per trascorrere il tempo, inventandomi a fare i giochi più semplici e strani.. quei noiosi pomeriggi dopo i compiti in cui magari pioveva e non si poteva andare fuori dai compagnetti di quartiere.
Tutti momenti in cui dovevi fare i conti con la noia.
Arthur Schopenhauer considerava la noia una delle condizioni esistenziali dell’uomo, che spinge alla ricerca di un senso e di un’occupazione per riempire il vuoto interiore, un esercizio che quelli come me hanno cominciato a praticare fin da piccoli.
Formarsi
Vi sono molte tesi per cui la noia fa bene, arrivando per fino a creare e coltivare la creatività!
La dottoressa Sandi Mann, è una delle principali sostenitrici di questa tesi. Le sue ricerche, in particolare, hanno fornito prove sperimentali del fatto che un compito noioso può stimolare la mente a vagare e a generare idee più originali. Questo perché, in assenza di stimoli esterni, il cervello cerca attivamente di creare i propri.
Jean Piaget parlò invece della teoria dello sviluppo cognitivo in cui la noia non è un vuoto inerte, ma può essere un momento critico in cui la mente, spinta dalla mancanza di stimoli esterni, inizia a lavorare su sé stessa, creando nuove connessioni e modi di pensare. La noia può essere vista come un momento in cui l’ambiente non offre nuovi stimoli che si adattino facilmente agli schemi attuali (assimilazione). Questa situazione di “dis-equilibrio” cognitivo può spingere il bambino a cercare attivamente nuovi stimoli o a modificare i propri schemi per rendere più interessante l’ambiente circostante (accomodamento). Questo processo di ricerca e adattamento è il cuore dello sviluppo cognitivo secondo Piaget.
Forse, ho pensato, tutti quei miei momenti ad annoiarmi hanno formato una parte di me che ho poi sfruttato nella vita di tutti i giorni, nello studio, nel lavoro, nelle relazioni..
Da premettere che ammiro di come i genitori vogliono formare oggi gli adulti di domani, imparando qualcosa ma soprattutto capendo come si sta al mondo e in una società.
L’unico pensiero che espongo è la preoccupazione per l’abuso delle nuove tecnologie, oggi sempre più in mano a giovanissimi, che fin dalla tenera età si svagano fissando uno schermo spesso usato come ‘nuovo ciuccio’.
Braccati
Mettiamoci pure che questa nuova società, che oltre a questi ‘strumenti’ e ai social si interseca col mondo commerciale in cui siamo immersi (ergo, pubblicità ovunque), la nostra attenzione è seriamente compromessa.
In primis perché è diventata preda ambita, le aziende spendono patrimoni per catturare qualche secondo della nostra attenzione.
E poi perché, come tutte le leggi di mercato, ne abbiamo sempre meno (e quindi vale sempre più)!
Uno studio ampiamente citato nel web, spesso attribuito a Microsoft Canada, ha suggerito che la nostra soglia di attenzione media sia diminuita da 12 secondi nel 2000 a soli 8 secondi oggi. Questa ricerca del 2015 ha avuto una grande risonanza, alimentando l’idea che la nostra capacità di concentrazione sia persino inferiore a quella di un pesce rosso (stimata in 9 secondi).
Forse è arrivato il momento di tornare ad annoiarci..
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