Il perdono è un atto d’amore verso se stessi prima che per gli altri.
In dizionario lo identifica come ‘assolvere qualcuno dalle colpe, dagli errori commessi’.
A chi non è mai capitato di ricevere un torto, un’offesa o un affronto.
Sappiamo tutti cosa si prova a sentirsi offesi, a volte umiliati, traditi, magari proprio da chi meno ci aspettiamo.
Una persona cara, un amico, il partner, un membro della nostra famiglia, un collega o un cliente.
Uno o più eventi possono portarci a provare rabbia, risentimento, rancore.
Consideriamo quanto accaduto come un’ingiustizia, un torto immeritato.
Immaginiamo chi perdona un tradimento.
Perdonare a volte è difficile.
La delusione che ne deriva ci ingabbia in emozioni negative che possono portarci perfino a meditare la vendetta.
Il rancore è come bere veleno e aspettare che l’altra persona muoia.
Nelson Mandela
Fin dall’antichità si parla di perdono.
Nell’Ebraismo, nel Cristianesimo, nell’Islam ed anche nel Buddismo si parla ampiamente del perdono in tutte le sue sfumature.
Perdonare è una scelta
SCEGLIERE di perdonare è il primo passo.
Perdonare è un atto di bellezza.
“L’essere e il nulla” di Jean-Paul Sartre
Portare dentro di se quel pesante zaino pieno di rabbia e risentimento non fa altro che appesantirci con il peso emotivo che ne deriva.
Quando scegliamo di perdonare, di lasciare andare, di metterci una pietra sopra, scopriamo una leggerezza che migliorerà le nostre giornate.
Un semplice gesto non risolverà forse la situazione scatenante e forse non ricucirà il rapporto, ma ci libererà di un peso che può danneggiare la nostra vita.
Come un atto di egoismo verso chi ci ha offeso o un gesto d’amore verso noi stessi.
Perdonare resta la miglior vendetta.
Un segno di superiorità, verso chi si aspetta che la sua cattiveria, o ignoranza, possa in qualche modo schiacciarci e rallentarci.
Essere forti, che non significa per forza ‘porgere l’altra guancia’ per tornare a subire.
Possiamo sempre scegliere di tagliare i ponti con la persona interessata, ma senza rancore, odio o risentimenti.
Quelli danneggiano noi, non certo gli altri.
Perché perdonare? I benefici del perdono
Mente, anima e corpo ci ringrazieranno.
Il peso emotivo del rancore ci stressa, e si sa che lo stress ci logora.
Saper perdonare quindi sintetizzando ci fa vivere più a lungo e più serenamente.
Chi sa farsi scivolare addosso le cose non spreca le sue energie a ripensare a eventi appartenenti al passato, che modificano l’umore e scatenano emozioni negative proprio come se quell’evento lo stessimo vivendo proprio adesso.
La qualità del sonno migliora.
Piuttosto che guardare indietro si guarda finalmente avanti.
Forse ricucendo il rapporto e andando oltre, oppure quando necessario prendendo una decisione.
Ma in ogni caso, senza perdono siamo noi a rimanere bloccati.
Gesù diceva ‘perdonate e sarete perdonati’ (Lc 6,36-38).
Come si potrebbe infatti voler essere perdonati, se quando noi stessi siamo stati dall’altra parte non l’abbiamo fatto?
Chi non commette mai un errore o non sbaglia mai?
Facendo un’analisi, tante volte siamo stati NOI dalla parte del torto.
Siamo sicuri che esiste solo un punto di vista?
Ci siamo noi, con il ruolo di vittima ovvero di chi ha subito.
E un colpevole che ci ha arrecato un danno.
Un danno più o meno importante, sia chiaro, ogni caso è unico.
Ma anche un colpo al nostro ego o al nostro orgoglio potrebbe innescare in noi questi risentimenti.
È chiaro che tutto ciò in una qualsiasi relazione, che sia familiare, di coppia o in ambito lavorativo, sia altamente tossico per il rapporto.
Come faremmo, ad esempio, a continuare a relazionarci pacificamente e armoniosamente con un familiare, il nostro partner o un collega di lavoro in queste condizioni?
L’uomo ha sempre coltivato dentro di se il senso di giustizia, che si traduce in ‘chi sbaglia paga’.
Fin dalla legge del taglione chi arrecava danno doveva essere punito.
Oggi le nostre leggi civili e penali hanno già reso tutto più chiaro e fortunatamente cresciamo con questa consapevolezza.
Ma c’è offesa e offesa, danno e danno.
Rubare è certamente sbagliato sia che si rubi una mela o un Rolex, sia chiaro.
Ma quante volte ci siamo sentiti offesi per una ‘corda sensibile‘ che è stata toccata dentro di noi?
In quel caso ha maggior responsabilità chi l’ha (forse involontariamente?) toccata o noi che non ci abbiamo mai lavorato su?
Gli psicologi spiegano il concetto di ‘grilletto’, ovvero qualcosa di apparentemente ‘neutrale’ potrebbe far scattare in noi delle conclusioni che portano al dolore.
Lo stesso identico evento accaduto ad un’altra persona priva di questa sensibilità, ad esempio, sarebbe stato gestito diversamente senza poi covare dentro di sé risentimento e rancore.
Il primo lavoro da fare è sempre con noi stessi.
Ma anche perdonando noi stessi
L’auto-perdono è un passo verso la felicità.
Se consideriamo quanto scritto in Matteo 22:37-39, ‘ama il prossimo tuo come te stesso’, capiamo che non riusciamo ad essere amorevoli verso gli altri se siamo in guerra con noi stessi.
Il perdono è anche questo, riconoscere i NOSTRI di errori ma senza condannarsi tutti i santi giorni accusandoci.
Se siamo contro noi stessi, chi sarà dalla nostra parte?
Possiamo forse metterci sempre dal lato di chi ci accusa e ci critica, facendo poi di peggio?
Avere obiettivi e ambizioni a volte ci porta ad essere duri con noi stessi quando non riusciamo a realizzare quanto previsto.
Ma se non diventiamo i primi sostenitori di noi stessi difficilmente riusciremo a vivere la vita che vorremmo.
Analizzare i nostri sbagli è lecito, impegnarci a fare di meglio la prossima volta anche.
Perdonarci diventa invece fondamentale.
Perdonare è un atto di vita.
“Finzioni” di Jorge Luis Borges
Leggi anche:
- Hai bisogno di persone e non di cose
- La felicità è nelle relazioni
- L’arte di far sentire bene le persone
Vuoi ricevere gratis la nostra newsletter?
✔️ Riflessioni
✔️ Strategie
✔️ Crescita
✔️ Tecniche
✔️ Consapevolezza
🔺benessere🔻
🔺continuo miglioramento🔻
inserisci l’email sotto oppure a questo link
COSA NE PENSI?






