Il desiderio di connettersi con gli altri e farli sentire bene è una delle aspirazioni universali dell’umanità. E sebbene possa sembrare un compito difficile, esiste un’arte, una scienza, che può aiutarci a realizzare questo obiettivo con successo.
Fin dalla mia prima adolescenza osservavo gli altri cercando sempre qualcosa da imparare.
Mi colpivano le persone che naturalmente erano delle calamite per gli altri, capaci di farsi subito volersi bene, di ottenere dalla gente senza chiedere..
Insomma quelle classiche persone con cui volentieri andavi a bere un caffè o a fare un giro.
Perché? Cosa le rendeva diversi da chi invece su questo aspetto faceva fatica?
Negli anni a seguire capitava di andare in giro con una persona in particolare.
Tantissima gente lo salutava e ci chiacchierava volentieri, nel tempo a quanto pare si era fatto tantissime amicizie. Entrava in confidenza e stima con praticamente tutti gli altri miei amici che gli presentavo, spesso rimanendo con loro in ottimi rapporti anche quando poi col tempo io mi ci allontanavo.
Nei bar quando entravamo era spesso consumazione offerta da qualcuno.
Andando in macchina tanti lo riconoscevano e salutavano con cenni, a volte anche fermandolo per scambiare due chiacchiere.
Perché?
Cominciai a prestare attenzione a certe dinamiche, semplici inclinazioni naturali che gli permettevano di farsi volere bene.
La classica persona insomma che anche il becchino un giorno piangerà al suo funerale.
Analisi
Per quanto ci riuscissi iniziai fin dai 14 anni a far caso a certe dinamiche, a leggere e a studiare sul tema.
Cosa che mi permise negli anni di decifrare i risultati che naturalmente alcune persone ottenevano.
Uno dei primi libri che lessi a riguardo fu “Come Trattare gli Altri e Farseli Amici“, dove il leggendario Dale Carnegie ci guida attraverso il processo di creare relazioni significative con gli altri.
Lo scrittore non ché insegnante statunitense fu un esperto nella comunicazione e nello sviluppo personale, ha scritto questo libro iconico negli anni ’30, ma i suoi principi rimangono rilevanti e preziosi ancora oggi.
Il libro è un vero e proprio manuale sull’arte di far sentire bene le persone e sulla capacità di instaurare rapporti duraturi basati sulla fiducia e sulla considerazione reciproca.
Siamo animali sociali, per essere felici abbiamo bisogni di relazioni, quindi è intelligente analizzare il nostro modo di relazionarci con gli altri.
Queste dinamiche, si badi bene, sono importanti non solo per la gloria di essere amati e rispettati da più persone, ma diventano fondamentali in qualsiasi rapporto lavorativo.
Lo stesso Carnegie invitava all’attenzione dicendo ‘Trattando con la gente ricordiamoci che abbiamo a che fare con creature governate non dalla logica, ma dalle passioni, impastate da pregiudizi e mosse dall’orgoglio e dalla vanità.’.
Trovare le giuste chiavi far sentire bene le persone non è semplice. Ciascuno di noi è diverso, ha preferenze e sensibilità diverse. Senza dimenticare che siamo tutti universi unici, con le nostre complessità, la nostra vita, le nostre preoccupazioni e le nostre ferite.
Proprio per chi soffre è ancor più importante fare in modo che le persone si sentono bene, fare in modo che almeno una persona possa dire ‘di essere stato meglio per il semplice fatto che siamo esistiti’.
Carnegie affronta questa esigenza mondiale e presenta nel suo libro alcuni principi che ci aiutano a comprendere l’arte di far sentire bene gli altri:
1. Mostrare un sincero interesse per gli altri. L’importanza di ascoltare veramente le persone, di mostrare interesse per le loro opinioni, i loro sentimenti e le loro esperienze. Questo genuino interesse è il fondamento per instaurare rapporti significativi.
2. Farsi apprezzare. Riconoscere le qualità positive negli altri e a esprimere gratitudine e apprezzamento per queste qualità. Questo non solo fa sentire le persone importanti, ma rafforza anche i legami tra gli individui.
3. Evitare critiche e condanne. È dannoso criticare o condannare gli altri. In alternativa Carnegie ci invita a esprimere le nostre opinioni in modo diplomatico per evitare inutili conflitti.
4. Il dolce suono del nome. Il nome di una persona è la cosa più preziosa che possiede, e chiedere il nome di qualcuno e usarlo quando ci rivolgiamo a lui crea un legame immediato e positivo.
5. Far sì che l’altra persona dica “sì”. Carnegie spiega come sia più efficace far sì che gli altri concordino con noi o dicano “sì” alle nostre idee piuttosto che affrontarli in modo diretto, ma su questo ampio principio ti rimando al libro.

Il libro è pieno di storie e esempi che illustrano questi principi in azione e offre suggerimenti pratici su come applicarli nella vita di tutti i giorni. La sua forza è nella sua semplicità e nel suo approccio pratico.
Quindi..
Possiamo affermare che non c’è una tecnica segreta per far d’improvviso far sentire bene le persone.
Non esiste neanche nessuna manipolazione per far sì che gli altri ci amino e ci apprezzino.
Possiamo però imparare le ‘logiche dinamiche’ interpersonali, dove il buon senso viene solo applicato in un’ottica di miglioramento personale.
Ma come in ogni cosa, la differenza la facciamo noi mettendo in pratica i principi e cambiando se necessario il nostro modo di vedere il mondo.
Il resto verrà da sé!
Alla prossima
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