Esiste un’intelligenza collettiva che ci accomuna e che ci unisce, a tratti ci fa evolvere e ci protegge.
In realtà questo fenomeno è ben visibile negli animali, forse più che negli uomini.
Seguendo il proprio istinto gli uccelli creano degli stormi perfetti.

Le formiche diventano un ‘unico essere intelligente’, cooperando verso un comune obiettivo.

I pesci di piccola taglia fanno gruppo spaventando i predatori più grandi.

Per non parlare delle api e di tutte le mandrie di mammiferi selvatici.
E l’uomo?
L’intelligenza collettiva nei gruppi
L’uomo sembra far spiccare la sua ‘intelligenza collettiva’ nei gruppi dove appartiene.
Come diceva Pierre Levy il gruppo avrà un’intelligenza superiore che il singolo.
Nessuno sa tutto, ognuno sa qualcosa, la totalità del sapere risiede nell’Intelligenza collettiva dell’umanità”
Pierre Levy
Le grande aziende lo sanno bene, facendo del brainstorming una procedura standard e fondamentale delle riunioni.
Si parlò di questo già nel 1785 dal marchese Nicolas de Condorcet, in una sua opera spiegò come più persone vi stavano in un gruppo più erano alte le probabilità del gruppo di rispondere a determinati quesiti o trovare varie soluzioni.
Anche Karl Marx parlò di ‘general intellect’, spiegando una società che contiene la somma del sapere dei singoli.
Tanti altri dopo di loro si spinsero in varie teorie che in sintesi racchiudevano lo stesso nocciolo della questione, un’intelligenza comune e condivisa tra gli uomini.
Steven Johnson fu uno di questi, e indicò cinque principi alla base della formazione della macrointelligenza:
- la quantità, nella quale si disperde l’errore e avviene il massimo della cooperazione;
- l’ignoranza individuale, che mantiene in equilibrio il sistema;
- gli incontri casuali, che rendono il sistema dinamico quanto basta;
- le configurazioni dei segnali;
- l’osservazione dei vicini.
Le caratteristiche di ciascuno messe a disposizione del gruppo, che diventa un insieme di forze intelligenti con elevata capacità di calcolo, di anticipare eventi e di trovare soluzione a problemi noti.
Sfruttando l’intuizione, la memoria, la percezione e la pianificazione di ciascuno.
Un’opportunità per tutti noi
Tutti gli studi fatti nei decenni, trovabili facilmente online, hanno un punto in comune.
L’intelligenza collettiva è una sfida e un’opportunità per tutti noi.
Se invece che isolarci facciamo gruppo, e cooperiamo con i nostri simili, la percentuale del nostro successo aumenterà notevolmente.
Per dirla in maniera ‘terra-terra’, da soli non si va da nessuna parte.
La sfida della nostra società, accolta dalle più importanti aziende, è creare le condizioni in cui più cervelli si uniscono e cooperino con un’intelligenza comune.
La tecnologia è stata ed è sicuramente un catalizzatore per tutto ciò.
Vi sono anche dei rischi, per la maggior parte qualitativi.
Se ciascuno ha voce in capitolo, senza troppe ‘barriere entranti’, allora la qualità del ‘prodotto finale’ potrebbe risentirne.
Un pò come quando si parla di notizie e guide online non troppo verificate; utili magari ma accertandoci che siano ‘prodotti’ veritieri e sufficientemente approfonditi.
L’OpenSource ha aperto un mondo sul software libero, ma il rischio del ‘libero e gratis’ è sempre la qualità del prodotto finale.
La mia opinione è che non bisogna generalizzare, ma guardare caso per caso.
Un lavoro collettivo, o che riguardi la collettività, deve essere seguito con lo stesso impegno e dedizione di quando veniamo giudicati singolarmente.
Quando siamo noi a metterci la faccia tiriamo fuori di noi le risorse giuste, siamo in grado di farlo anche quando lavoriamo a un progetto mescolandoci in un gruppo?
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