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Un figlio che non esce più di casa?

Ci sono casi in cui un figlio che non esce più di casa diventa una costante preoccupazione per i genitori; smette infatti isolarsi volontariamente dal mondo esterno non desiderando più una vita sociale..

Quando i figli crescono e si avvicinano all’età adulta, ci aspettiamo che inizino a cercare la propria indipendenza e a uscire di casa per socializzare con i propri coetanei.

Tuttavia, tanti genitori si chiedono cosa possa essere successo al loro figlio che sembra non voler più uscire da casa e come aiutarlo a superare questa fase.

Che sia solo una ‘fase’ si spera, essendo una situazione potenzialmente preoccupante.

Esiste un vero termine coniato per questa atteggiamento molto diffuso tra i giovani e giovanissimi, hikikomori.

Leggi anche: Come aiutare un hikikomori che non vuole più uscire

Affrontiamo l’argomento riflettendoci insieme.

Vediamoci chiaro

Un figlio che non esce più di casa può avere molte ragioni, pensando in ogni caso che siano corrette e che ‘stare a casa’ sia una giusta conseguenza.

Potrebbe essere un adolescente che si sente insicuro di fronte al mondo che li vorrebbe sempre al top.

Potrebbe aver subito bullismo a scuola, senza aver le forze o la voglia di confidarsi.

O potrebbe soffrire di ansia o depressione.

In generale, questo ragazzo o ragazza sembra avere una grande difficoltà a socializzare e interagire con gli altri.

A nessuno piace vedere una persona cara in difficoltà, tanto meno un figlio, di cui ci sentiamo responsabili per la loro vita e il loro futuro.

Elisa – A modo tuo | scritta da Ligabue per sua figlia, ma volle farla cantare ad una mamma

I primi preoccupanti segnali

Un genitore conosce le abitudini del proprio figlio, capace spesso di leggere in faccia ciò che prova.

La creatura spensierata e sorridente sembra di improvviso essersi trasformata in uno zombie poco fine nei modi, specialmente quando si prova a capirne il perché.

DEVE esserci un perché..

D’improvviso potrebbe trascorrere la maggior parte del suo tempo giocando ai videogiochi o navigando su internet, isolandosi sempre di più dal mondo esterno.

Ma capire come poterlo aiutare a superare questo stato d’isolamento non è semplice.

Si cerca una chiave, ma non la si trova.

Possono cercare di incoraggiarlo a partecipare ad attività che potrebbero piacergli o ad incontrare nuove persone, ma se il suo sarà un NO categorico?

Spesso il trattamento consigliato è quello di rivolgersi ad uno psicologo o ad uno psichiatra per ricevere una terapia adeguata, ma se non vorrà andare?

Cosa sarà successo?

Si cresce un figlio, cercando di tirarlo su sano e forte, cercando di proteggerlo più possibile da quel mondo là fuori.

E anche quando grazie al buon Dio la salute non gli manca, lo vediamo appassire senza un’apparente ragione.

Perché?

Si cresce con diverse fasi, dove si impara a conoscere il mondo dapprima dai genitori e dopo dalla società.

E magari crescendo tutti noi abbiamo pensato che il mondo era sempre in pianura, rimanendo delusi nello scoprire che non cose non vanno sempre come le desideriamo.

Esistono pericoli, trappole, gente viscida pronta a fregarci..

Non piaciamo, non a tutti, diamo fastidio a tanti solo per il fatto che esistiamo.

Desideriamo qualcosa e non riusciamo ad averla, almeno non facilmente.

E se la conquistiamo, magari con un errore la perdiamo.

Questa è la vita, quella vera, e non quella dei social a rappresentare lo show di gente che mostra sempre e solo il meglio di se.

Crescere in una società iper-esposta a contenuti senza filtri ci rende vittime di influenze che sfuggono al nostro stesso controllo.

Entriamo su un social, vediamo mediamente 50 contenuti di gente che sembra essere migliore di noi.

Ma migliori di noi in cosa?

Hanno semplicemente mostrato ciò che volevano mostrarci, una parte bella e irreprensibile, forse come la vorrebbero, spesso solo per soddisfare il loro EGO.

Definire cosa è successo veramente nella vita di nostro figlio che non esce più di casa è difficile dedurlo, nonostante le supposizioni non avremo mai la certezza.

Come aiutare un figlio che non vuole uscire di casa?

Forse, neanche l’interessato saprà spiegare bene ciò che prova e perché.

Le cause possono essere diverse e ciò che ne deriva è una conseguenza, un prodotto di un mix di fattori.

Persone così giovani difficilmente hanno una buona consapevolezza delle proprie emozioni, per questo la pratica della meditazione è sempre consigliata.

Sapersi conoscersi, chiedersi ‘perché’ e poi darsi delle risposte.

Ascoltarci, scoprire parti di noi non evolute e farle crescere.

Sono tutti consigli e opinioni che possiamo dargli, ma non è detto che vengano accettati.

Si sa, possiamo portare il cavallo alla fonte, ma non obbligarlo a bere.

Serve il rapporto, una tale fiducia da permettergli di aprirsi con noi.

Possiamo cominciare dalla relazione con il nostro figlio e dedicargli più tempo, conoscerlo, farci conoscere magari dando un buon esempio.

Ma senza giudicare, sarebbe come peggiorare la situazione.

Spesso chi si isola fugge dal giudicio, anche nel subconscio, di una società di cui non si sentono ‘degni’.

Possiamo dargli una scossa, per rimetterlo in carreggiata e farlo proseguire nella corsa.

Ma solo se lo vorrà, possiamo ‘proporre’ e mai ‘imporre’.

Ad esempio, la cura del proprio corpo, avvicinandosi ad esempio ad uno sport, può migliorare il nostro stato di salute fisico e mentale. Si abbassa lo stress del corpo, vengono prodotti i famosi ‘ormoni della felicità’ e magari si comincia a guardare il mondo da un’altra prospettiva. Considerando che di solito chi si prende cura del proprio corpo poi si sente più sicuro e sta meglio con sé stesso, allora allenarsi potrebbe innescare un positivo effetto a catena.

Potremmo proporre ad esempio di cominciare ad allenarsi da casa, per poi sperar di indurlo verso attività di gruppo come uno sport o una palestra, quando si sentirà pronto. Per cominciare, consigliamo uno degli articoli nella sezione dedicata nel nostro negozio.

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