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Farsi valere senza litigare – 3 pilastri da due libri sul tema

Litigare bene? Si può fare! Ecco qualche dritta per discutere senza scannarci

Quante volte ci siamo imposti in una discussione e abbiamo finito in un vero e proprio conflitto.. siamo tutti venditori, in continua trattativa, anche senza saperlo. Trattiamo anche col partner per punti di vista e situazioni particolari, in cui sembra proprio che o si vince o si perde. Ma è veramente così?

Farsi valere in un conflitto, divergenza, scambio di opinione o come dir si voglia, abbraccia senza volerlo una serie di dinamiche interpersonali che vedremo insieme.

Piccolo spoiler: credo che la maggior parte dei conflitti nasce e si alimenta per l’attaccamento al proprio Ego.

E sticazzi!

Se c’è un’espressione romana che dovremmo in tutta Italia imparare è questa, da esclamare tutte le volte in cui ci accorgiamo di non piacere o di non essere approvati.

Nel libro Il coraggio di non piacere di Kishimi Ichiro (De Agostini, 2019) possiamo riflettere su come non serve la annosa ricerca dell’approvazione altrui, capace anche di non farci più accettare così come siamo e di essere fin troppo sensibili alle critiche.

Basta invece dividere i compiti, ciò che pensano gli altri non è affar tuo! Essere responsabili delle proprie azioni e non di ciò che pensano gli altri, dei loro giudizi, perfino dei loro risultati.

La vita non deve essere sempre una gara, anzi, più fuggiamo dalla competizione meglio è; la gara è sempre con noi stessi.

Bisogna piuttosto stare attenti alle provocazioni, passare oltre, fidarsi solo delle persone giuste e lasciare andare quelle ‘dannose’.

C’è la nostra sfera e quella degli altri, siamo responsabili di ciò che diciamo o facciamo ma non su ciò che gli altri capiscono e pensano.

Se smontata questa errata necessità di impressionare gli altri, allora non c’è più quella bramosità di uscirne vincitori.

Litiga bene!

Da leggere assolutamente è il libro di Daniele Novara Meglio dirsele (Rizzoli 2015).

Partendo dal presupposto che fino a prova contraria il partner ha buone intenzioni e che non ci deve essere un vinto e un vincitore, l’autore ci offre un valido strumento per riflettere su certe dinamiche ‘di ogni giorno’.

In sicilia c’è un vecchio detto che tradotto suona ‘zucchero consiglio e sale se non ti chiedono non lo dare’. Spesso nei rapporti o in particolare nelle discussioni si tende a offrire consigli gratuiti, ma che in realtà possono addirittura risultare offensivi.

La comunicazione è un’arte fatta principalmente di ascolto, piuttosto che di esposizione della propria posizione (attacco), un vero superpotere per calmare le acque.

Preferiamo quindi le domande alle prediche, l’informazione alla ramanzina.

Non ci sono vinci o vincitori quindi, meglio un ‘noi abbiamo un problema’ che discorsi incentrati sull’altro che è un problema.

A cosa serve vincere con forza, umiliando, creando quindi risentimento e distanza.

Chiediamoci, perché deve esserci per forza un vinto e un vincitore?

Facendo una puntualizzazione sul titolo, come riportato anche nella copertina, bisogna SAPER litigare bene.

Quindi meglio domande piuttosto che prediche, spunti di riflessione piuttosto che sentenze.

Tecniche e riflessioni di vita quotidiana direttamente nel libro che lascio sotto.

Quindi.. ecco i 3 pilastri

Per far valere il tuo punto di vista senza litigare:

1) concentrati su te stesso, sulle tue responsabilità e sul tuo valore, senza cercare la validazione esterna

2) comunica in modo assertivo, ascoltando attivamente l’altro e cercando soluzioni che rispettino entrambi

3) accetta il conflitto come un’opportunità di crescita e non come una battaglia da vincere

Non fare in modo che ciò che hai letto sia fine a se stesso.

Praticalo, fai in modo che il tuo punto di vista sia un ponte verso l’altro piuttosto che un muro dietro il cui ti barrichi.

Ma, come ogni cosa, serve che ci lavori su.

Alla prossima!

Leggi anche:

Le 8 skills essenziali della comunicazione

Satsang – l’arte di ascoltare

Empatia – dov’è fondamentale e come coltivarla

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