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Digiuno mediatico – necessità dell’epoca moderna

In un’epoca dove tutto si fa via internet e connessi, chi riesce a svincolarsi e fare un po’ di digiuno mediatico non può che guadagnarci in salute.

Si tratta naturalmente dell’astensione intenzionale e volontaria dall’uso di mezzi di comunicazione digitali e dispositivi tecnologici per un periodo di tempo predefinito.

Come quando si esagera con dolciumi o alcool e si decide di darci un taglio, anche se momentaneo.

Gli effetti di smartphone con notifiche e social annessi sono stati già discussi in altri articoli del blog:

Strumenti tecnologici affinati per incollarci lì, a scollare, guardare, apparire, ostentare..

Trappole emotive, ove appare che ci fanno sentire meglio per la dopamina che ne deriva, ma poi a conti fatti ci sentiamo più vuoti una volta messo giù.

Cosa rappresenta quindi il digiuno mediatico?

In parole povere: è una “dieta” dalle informazioni e dagli stimoli artificiali per disintossicare il cervello.

4 fronti caldi

Quando si fa un digiuno mediatico, l’obiettivo è limitare l’input di dati che arrivano da:

  • Social Network: (Instagram, TikTok, Facebook, X, etc.) per eliminare il confronto sociale e il loop infinito della dopamina.
  • Notizie (News Detox): smettere di consultare ossessivamente testate giornalistiche o feed di attualità (spesso carichi di negatività).
  • Streaming e video: YouTube, Netflix e simili, che spesso usiamo come “rumore di fondo”.
  • E-mail e messaggistica: interrompere la reperibilità costante su WhatsApp, Telegram o simili.

Passare da 1.000 input superficiali a un’unica attività profonda (leggere un libro, fare una passeggiata, conversare senza interruzioni), ci permette di ritornare a noi stessi, essere presenti nel qui&ora, nell’Adesso.

Ma anche il silenzio! Questo sconosciuto.

Abbiamo disimparato ad annoiarci.. il silenzio ci fa paura, come se ci allontanasse dalla vita ma tutt’altro!

Nel silenzio possiamo ascoltarci, capirci.. concepire nuove idee, progetti.

Nuove concezioni

L’idea non è quella di dichiarare guerra alla tecnologia, ai social etc..

Piuttosto imparare a vedere questi ‘strumenti’ per ciò che realmente sono.

Siamo noi quindi a decidere se e come usarli, quando e quanto.

  • Ed Sheeran qualche anno fa ha fatto scalpore per aver abbandonato lo smartphone per un anno intero, usando solo un tablet per le e-mail, spiegando che voleva “vedere il mondo attraverso i suoi occhi e non attraverso uno schermo”.
  • Ma anche Selena Gomez, che è una delle sostenitrici più note, è stata lontana dai social per anni (affidando il suo account a un assistente) dichiarando che questo le ha “salvato la vita”; ha affermato che la disconnessione le ha permesso di essere più presente e di eliminare l’ansia derivante dal confronto costante con gli altri.
  • Il regista di Oppenheimer e Inception è famoso per il suo rifiuto totale della tecnologia moderna. Nolan non ha uno smartphone, non usa le e-mail e scrive le sue sceneggiature su un computer non connesso a Internet. Quando deve consegnare una sceneggiatura top-secret ai suoi attori (come ha fatto con Cillian Murphy o Robert Downey Jr.), non usa file criptati: prende un aereo, vola di persona dall’attore, gli consegna il faldone di carta e aspetta seduto nella stanza mentre l’attore lo legge.

Vogliamo parlare del passo indietro tecnologico volontario fatto da tanti? Si è una moda che si sta diffondendo tra i comuni mortali, ma hanno fatto scalpore VIPs come Rihanna e Daniel Day-Lewis visti a usare telefoni a conchigli old-style. L’idea è di andare alle origini, il telefono che serve per chiamare e proprio se serve mandare un messaggio.

Come poi raccontato in ‘The social dilemma’, la serie Netflix per riflettere su una società connessa, gli stessi inventori o meglio sviluppatori dei sistemi social che conosciamo oggi, sono allarmati da tutto ciò:

  • Justin Rosenstein: l’inventore del tasto “Like” di Facebook ha ammesso di aver limitato drasticamente il proprio uso dei social, paragonando la dipendenza da notifiche a quella da eroina.
  • Chamath Palihapitiya: ex vice-presidente della crescita di Facebook, ha dichiarato pubblicamente di provare “un tremendo senso di colpa” per gli strumenti che ha contribuito a creare, definendoli “strumenti che distruggono il tessuto sociale” e vietando ai suoi figli di usarli.

È sull’attenzione che oggi si gioca la partita, ciò con cui paghiamo tutto questo che appare ‘gratis’.

I nostri nonni ci dicevano già che di gratis non c’è nulla; oggi poco è cambiato, qualcuno disse ‘se non paghi per avere un prodotto, allora il prodotto sei tu’.

Oltre ai dati è la nostra attenzione che vogliono, monetizzata con la pubblicità in primis.

Dobbiamo difenderla, custodirla.

Cosa possiamo fare

Dobbiamo prendere coscienza di come usiamo non solo il tempo, ma anche le nostre risorse mentali.

Sembra che siamo sempre noi a scegliere, ma purtroppo ci ritroviamo a essere prede, vittime..

Dobbiamo difendere la nostra attenzione, perché capita che finisca dove altri hanno voluto che finisse..

Vedi le pubblicità, il modo in cui sono concepiti i social network, gli strumenti gratuiti che usiamo ove alla fine diventiamo parte del prodotto.

Possiamo decidere di migliorare questo aspetto della nostra vita.

Se vuoi, puoi cominciare un passo alla volta, almeno provaci:

Micro-Digiuno (Il quotidiano): stabilire delle finestre temporali > ad esempio, “niente schermi dopo le 21:00” o “niente smartphone durante i pasti”.

Digiuno Selettivo: decidere di eliminare solo ciò che ci fa male > magari continui a usare WhatsApp per lavoro, ma disinstalli i social per una settimana.

Digiuno Totale (Digital Detox): spegnimento completo di smartphone, computer e TV per un weekend o più > è il livello più profondo, utile per resettare completamente i ritmi circadiani.

Pronto?

Prova da Adesso!

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