mio figlio non vuole uscire

Mio figlio non vuole uscire di casa

È chiaro che se tuo figlio non vuole più uscire di casa, potrebbe avere delle motivazioni più o meno gravi che non devono essere ignorate.

[ascolta il breve podcast generato sull’articolo by Google]

Anche se non vuole uscire di casa solo nel tempo libero, ma ad esempio va a lavoro o a scuola, è comunque una situazione anomale di malessere.

Più o meno potrebbero esserci le stesse cause di chi, in maniera certamente più grave, non esce di casa neanche per i ‘doveri’.

Infatti, una persona che si ricopre di doveri, impegni di lavoro, e annulla completamente ogni occasione di svago e di relazione con altri, nasconde una grande sofferenza.

Il lavoro non è altro che ‘tempo x denaro‘, ovvero un modo per guadagnarci il tempo libero.

E vedere un figlio che non si cura del tempo libero, ma lo lo spreca, è un campanello di allarme per i genitori.

Perchè? Dovremmo subito chiederci cosa sta succedendo, ignorando eventuali ‘scuse’.

Lavorare e basta è distruttivo per la psiche, portando l’individuo a casi di burnout.

Da via di fuga da eventuali problemi, difficoltà sociali, malesseri, si finisce con il complicare seriamente il quadro generale.

Annullarsi

Annullato, parola scelta con cura.

Si annulla una persona che decide di trascorrere il suo tempo rinchiuso in quattro mura a far sempre le stesse cose.

Una prigione auto-imposta, magari convincendosi che sia meritata.

Meritata perchè? Altro spunto di riflessione.

Una persona che si isola, come nei casi più seri come ad esempio di un Hikikomori, può arrivare perfino ad auto-ferirsi.

Anche privarsi di una vita ‘normale’ è un modo per farsi del male, che può essere voluto appositamente per ‘punirsi’ piuttosto che essere una normale conseguenza.

La vita è tutta la fuori, l’essere umano nasce per relazionarsi, creare, sbagliare, imparare; inseguire i propri sogni, aggiustare la rotta nelle difficoltà, prendersi le proprie soddisfazioni.

Ma la paura uccide il desiderio di vivere e di fare.

C’è quasi sempre una o più paure di fondo alla base di un atteggiamento distruttivo del genere.

Paure che sono rimaste come mostri che non si è riusciti a sconfiggere, come catene che ormai legano.

Roberto Re nel libro Leader di te stesso scrisse uccidi il mostro finchè è piccolo.

C’è chi il mostro non è riuscito a sconfiggerlo, ed è diventato così grosso da non capire più come riuscire a farlo.

Un aiuto esterno è ciò che in questi casi serve, sicuramente in un percorso psicoterapeutico, ma solo se la persona si vuol fare aiutare, certo.

Di solito un genitore si ritrova davanti un muro, una barriera inscalfibile.

Segreti indicibili, situazioni imbarazzanti, uno status che non si accetta, fallimenti di cui si prova vergogna.

Potrebbe esserci un’ansia sociale più o meno grande, derivata da uno o più fattori, che porta a chiudersi per paura di essere giudicati, offesi, feriti.

Molto probabilmente in questo momento tuo figlio si sentirà ‘solo contro tutti’.

Ma tu sei dalla sua parte, solo che non riesci ad aiutarlo semplicemente perchè non te lo permette.

E senza offesa, forse non si posseggono gli strumenti giusti in questi casi, è normale.

Ma se sentirà che siete dalla sua parte, che ci siete, che siete ‘per lui‘, già lo state aiutando.

Chi si lascia aiutare da uno psicologo già è avanti rispetto a chi rifiuta qualsiasi confronto.

Il primo passo di una crescita, in qualsiasi campo, è la consapevolezza.

Chi decide di farsi ‘aiutare’, non ha assolutamente risolto le sue difficoltà.

Ma almeno ci sta provando, adesso vuole, capisce che così non può continuare ed è consapevole che deve fare qualcosa.

È il primo passo, si sta ribellando a quel malessere, a quelle catene.

Ma non è ancora libero, questo bisogna tenerlo presente.

Ma peggio, c’è chi purtroppo non si sente neanche di provarci.

Causa lontana

Chiediamoci se la causa di tutto ciò è da ricercarsi lontano, anni addietro, forse nell’infanzia o nella prima adolescenza.

Magari successe qualcosa, o non successe, causando una sofferenza che poi in qualche ragione si è cronicizzata.

Una forte delusione, un torto subito, un rifiuto o perfino un trauma bene preciso.

Potrebbe essere che tutto ciò non venisse mai espresso, che sia stato sempre un segreto intimo e ben conservato.

Forse per vergogna, per timidezza, perché un po’ si tende a proteggere quel nervo scoperto anche ignorandolo.

Ma il dolore non passa da solo, le ferite guariscono ma le cicatrici restano.

Come ci insegna Freud la vita è fatta anche di ‘livelli da superare’, destinati a continuare a sbattere nella stessa sofferenza finché non si superano.

Perciò si parla spesso di bambino interiore e del suo dolore, che continuiamo a portarci dentro anche da adulti.

Purtroppo un genitore non può arrivare a comunicare con facilità in un livello così intimo, ma si può provare a usare le chiavi giuste avendo consapevolezza di una sofferenza ben più complessa di un’ordinaria.

L’emozione infatti dura pochi attimi, ma diventa malessere solo quando nel subconscio vi è qualcosa non trascurabile.

Se ami la lettura, ti consiglio un libro che potrebbe far riflettere su questo tema..

ROOM (Stanza, Letto, Armadio, Specchio)

di Emma Donoghue, MONDADORI (15 febbraio 2011)

‘.. Per lui non esiste altra realtà, e quella che filtra dalla Tv non esiste davvero. Però Ma’ sa che non potrà mai essere abbastanza, né per lei né per Jack. E così escogita un piano per fuggire, contando sul coraggio di quel bambino un po’ speciale, e su una buona dose di fortuna. Ma non sa quanto sarà difficile il passaggio da quell’universo chiuso al mondo là fuori… ‘

Empatia

Vedere con gli occhi di un altro, ascoltare con le orecchie di un altro e sentire con il cuore di un altro.

Alfred Adler

Che cosa è l’empatia se non l’immedesimarsi nell’altro per sentire ciò che LUI sta provando.

Che emozioni prova ogni giorno tuo figlio?

Io penso che un genitore è felice nel vedere il proprio figlio ‘attivo’ nel costruire la propria vita.

Chi decide di ‘lasciarsi andare’ non ha più interesse di coltivare nulla.

Non vuole seminare perchè pensa che non ci sarà raccolto, e in ogni caso, non gli importa.

Non sente di avere più aspettative, più futuro,

Non sa cosa vuole e quindi NON fa nessun passo per andarci incontro: ‘un passo verso dove?’.

Ho già parlato della creatività in un altro articolo, secondo me importantissima.

Nasciamo creativi, capaci di realizzare ciò che vogliamo, che sia un piccolo disegno o un giochino con i lego, fino a progetti più importanti.

È vero, prima o poi lasceremo questo mondo, ma ‘che la morte ci colga vivi’ ho sentito da qualcuno.

Alle prese con qualche progetto dei nostri, con una nuova sfida, con un desiderio che stiamo cercando di realizzare.

Se tuo figlio non vuole più uscire ha smesso di sognare.

Mio padre mi diceva sempreil più grande ostacolo della vita è il gradino della nostra porta d’ingresso ‘.

Quando esci là fuori, esci a costruire la tua vita.

Su questo aspetto non c’è età.

Ci sono anziani che stanno prendendo la laurea a 90 anni, chi dopo la pensione si dedica a mille progetti che aveva in testa da un pò.

I giornali sono pieni di storie come queste.

Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni.

A. Einstein

Rimpianti, già.

Chi non guarda più avanti, molto probabilmente è rimastro incastrato indietro.

Perchè? Bisogna sempre chiedersi il motivo delle cose, e mai snobbare il problema.

Anche se adesso trovasse la forza di raccontarlo, nei dettagli, visto dall’esterno potrebbe sembrare cosa di poco conto; ma per lui è molto importante, fino al punto di aver detto ‘basta’.

Empatia, dovresti sentirlo con il suo vissuto, con i suoi passi, anche se capisco che non li conosci tutti.

Io scommetto che la maggior parte di chi dice ‘mio figlio non vuole più uscire di casa’ non conosce in fondo il proprio figlio, perché semplicemente non c’è stata molta comunicazione fino ad adesso che la si vorrebbe.

Non sempre, ma spesso è così.

E se non si conosce una persona bene, è ancora più difficile capire, e toccare i tasti giusti per aiutarla.

COSA NE PENSI?

P.S.

Hai già letto gli altri mie articoli a riguardo?

Leggi anche:

Come aiutare un hikikomori che non vuole più uscire

Riflessione sul rapporto con il proprio figlio

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