Come capire se mio figlio ha bisogno di uno psicoterapeuta

È nel ruolo del genitore aiutare e supportare il figlio durante la crescita, ma non sempre si riesce a capire che potrebbe invece aver bisogno di un percorso da uno psicoterapeuta.

Il ruolo del genitore non è condurre per mano il figlio per tutta la vita, e la natura ce lo insegna.

Se prendiamo mamma orsa, ad esempio, insegna ai cuccioli a sopravvivere là fuori, a cacciarsi il cibo.. e poi li lascia andare al proprio destino.

La specie umana è decisamente più complicata, considerando la complessità della sfera emotiva e relazionale, specialmente in età adolescenziale.

Si ci può ritrovare in casa con un adolescente che cambia da un giorno all’altro umore, abitudini, tralasciando i suoi impegni e smettendo di prendersi cura di sè; molti sono i casi di ragazzi e ragazze che abbandono lo sport preferito, la comitiva di amici, che sembrano non avere più appetito.

Questi sono solo alcuni dei segnali evidenti che c’è qualcosa che non va, il primo campanello di allarme.

Generalmente tutto ciò è associato con una ‘ritirata’ nella propria camera, fenomeno chiamato Hikikomori, parola di derivazione giapponese che possiamo tradurre letteralmente come “stare in disparte” ; nei casi più gravi gli adolescenti rinchiusi in camera rifiutano di consumare i pasti insieme la famiglia e non curano più la propria igiene personale.

Ogni caso è a se, e nessuno può generalizzare; se mentre che per il corpo le soluzioni a un malanno possono essere le medesime per molti individui, nel caso di malesseri della psiche le cause sono soggettive e ‘uniche’.

A volte si può assistere ad un carattere che diventa sempre più irruento, con scatti di ira.

È difficile riconoscere se si tratta solo di capricci, oppure è un allarme che presuppone qualcosa di più profondo.

Certamente l’intensità e la frequenza sono due parametri rilevatori da tenere sott’occhio.

Sottovalutare questi segnali non è raccomandabile, considerando il numero sempre crescente di suicidi in età 10-19 (46k all’anno secondo rapporto UNICEF).

Saper riconoscere un malessere serio e fornire gli strumenti necessari diventa un MUST per i genitori di oggi, ma non è per nulla semplice.

La ricerca delle cause

È chiaro che in un caso di depressione o ansia si potrebbe (sotto guida di un professionista) somministrare all’adolescente un farmaco, me ciò metterebbe solo una pezza momentanea. Anzi, potrebbe causare dipendenza senza risolvere il problema.

Non ci sarà un cambiamento se non si risolve il problema dalla radice, e come ogni cosa il primo passo è la consapevolezza.

La consapevolezza del genitore, che ha grosso modo una mappa delle possibili cause, e la consapevolezza dell’interessato che adesso CONOSCE quel mostro con cui combatte.

Ma la seconda parte della storia è più complicata, perchè sottintende una mente aperta e collaborativa.

La reazione più comune dell’adolescente in uno stato di malessere non è di apertura per ricercare le cause, magari insieme ai genitori; ma chiaramente di chiusura, quasi a riccio, diventando una grossa incognita per i genitori che si trovano impotenti davanti a tutto ciò.

  • entrare in empatia con il figlio, conoscerlo e solo DOPO porre le giuste domande
  • ascoltare con attenzione è il secondo passo, spegnendo il giudizio.

Se parlerete con un terapista chiedendo consiglio vi chiederà ‘da quando’ e se per caso ‘ci sono stati episodi traumatici’ di cui siete a conoscenza.

Gli episodi scatenanti più comuni potrebbero essere:

  • difficoltà sociali collegate ad una propria insicurezza, sensazione di inadeguatezza, ansie sociali (es. sentirsi diverso rispetto ai ‘canoni della società’)
  • forte shock da una rottura di una relazione amorosa, o un’importante amicizia
  • separazione dei genitori
  • per i più piccolini, nascita di un fratellino o di una sorellina (evento a quanto pare non desiderato)
  • un caso di abuso
  • casi di bullismo

Oggi crescere è più difficile che in passato.

Il futuro è molto incerto e imprevedibile, più che mai.

Tutti noi siamo bombardati ogni giorno da milioni di informazioni, più o meno invasive, che ci ‘inquinano’ il cervello.

I socials mettono tutti a confronto, spesso evidenziando ‘vite finte’ e create ad hoc.

Tutto corre veloce, con bassa soglia dell’attenzione e rapporti sempre più futili, colpa della società sempre più frenetica e competitiva.

Nella delicata fase adolescenziale, dove il giovane si forma per acquisire la propria identità, può non trovare nel mondo esterno i riferimenti per rinforzarla ma trovare trappole che la danneggiano.

In un tale stato confusionale si ci può sentire dei falliti, dei ‘non adatti’ o ‘non degni’ di questo mondo, portando a casi di isolamento e purtroppo, nei casi più estremi, al suicidio.

Sempre UNICEF stima che il 16,6% dei giovani hanno dei malesseri legati alla salute mentale.

Il dialogo è importante, ma si potrebbe arrivare fino ad un certo punto; per aiutare veramente in alcuni casi è necessario condurre l’adolescente da un terapista che possa guidarlo in un percorso ad Hoc.

Se vuoi approfondire l’argomento ti consiglio il libro Anime adolescenti di Furio Ravera.

L’incontro con i figli al momento della nascita è un incontro fra sconosciuti con un legame indissolubile. Il bambino è impegnato in un processo di conoscenza gigantesco: deve imparare a riconoscere i segni che provengono dal mondo interno, le emozioni, e quelli dal mondo esterno. All’inizio dell’adolescenza si realizza una situazione analoga. Qui ci troviamo in un periodo molto delicato nel quale possono avvenire apprendimenti distorti riguardo al modo di affrontare le cose, la gestione delle emozioni, i rapporti con gli altri. La partita fra adulti e ragazzi si gioca sulla capacità di vero ascolto e di riflessione su ciò che si è ascoltato, sulla consapevolezza di ciò che si desidera per i figli, facendo attenzione alle attese più o meno forti sudi loro, e sulla genuinità della relazione. Come capire allora se un figlio ha bisogno di aiuto? Quali sono i comportamenti che devono mettere in allarme i genitori? A che rischi vanno incontro oggi i giovani? L’adolescenza è una terra impervia e inesplorata, in cui spesso sia i figli sia i genitori rischiano di perdersi. Questo libro si propone come una vera e propria guida per affrontare insieme questo viaggio, con fermezza e serenità, nell’alleanza terapeutica fra tutti gli astanti. Furio Ravera, psichiatra e psicoterapeuta, risponde in chiave pratica e diretta ai dubbi dei genitori riguardo i problemi più gravi dei figli adolescenti, dalla tossicodipendenza all’alcolismo, dal bullismo al cyberbullismo, dai disturbi alimentari all’autolesionismo. Le soluzioni proposte si basano sui dati scientifici più aggiornati e sulla sua lunga esperienza professionale e contengono sempre indicazioni pratiche applicabili nella quotidianità.

A presto!

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