Non è certo piacevole per un genitore notare che figlio non esce mai di casa. Probabilmente è un segnale di un malessere che si porta dentro, anche silenziosamente senza esternarlo.
È preoccupante, sapendo che ciò che oggi è un malessere domani possa avere conseguenze ben più serie.
Non si sa mai cosa possa passare per la mente di una persona in uno stato di depressione, purtroppo..
Aiutarli in qualche modo resta un nostro dovere, almeno provarci e non lasciare nulla al caso!
I genitori sono il primo livello di aiuto che un figlio merita, in un modo o nell’altro.
Fino a passare al supporto di un professionista come uno psicologo o psichiatra, se ce ne darà la possibilità.
Già, perché non sempre vogliono essere aiutati, anzi difficilmente.
Si chiudono a guscio, negando qualsiasi problema e rifiutando qualsiasi conversazione a riguardo.
La sottile differenza tra aiutare e infierire
Bene, la comunicazione non è mai semplice, specie in questi casi.
Un figlio che rifiuta la vita sociale che un giovane può avere, sta agendo sapendo della solitudine a cui va in contro.
Dobbiamo chiederci del perché lo faccia.
Ne ho parlato in diversi articoli, analizzando varie casistiche e motivazioni.
Supponiamo che non esce mai di casa perché non si identifica più nelle ‘regole sociali’ di cui sente il peso.
In una società come quella di oggi, anche tra i più giovani, vi sono delle regole sociali non scritte che possono pesare come macigni.
I giovani sentono il peso della popolarità, sono molto sensibili al giudizio degli altri soprattutto dai loro simili.
Vogliono essere apprezzati, amati, rispettati.. con una attenzione particolare dei modi per esserlo.
Avevo già parlato dei bisogni primari di ciascuno di noi, soprattutto del bisogno di appartenenza.
Siamo tutti molto sensibili a questo bisogno, soprattutto come retaggio culturale di quando vivevamo in branco in lotta per la sopravvivenza: uscire dal gruppo significava quasi certamente morire, da soli si era più vulnerabili.
Ma se mio figlio si isola e non vuole più uscire di casa, io potrò aiutarlo senza infierire ulteriormente?
Nel provare a farlo ragionare o stimolarlo in qualche modo, rischierei di toccare qualche ‘corda sensibile’ e farlo soffrire ancora di più.
Come mettere il dito nella piaga, insomma.
Ecco che la comunicazione in questo caso diventa una pratica da guanti bianchi, ogni parola usata delle essere filtrata con il nostro buon senso e prevedendo varie ipotesi.
Non dobbiamo dare nulla di scontato, ciò che per noi può sembrare una sciocchezza, per nostro figlio può essere un peso impossibile da sopportare.
Dobbiamo cercare di non correre il rischio di metterci dalla parte del problema.
Hikikomori
In Giappone nacque il termine Hikikomori per indicare questo fenomeno.
Hikikomori è un termine giapponese che si riferisce a una condizione sociale in cui un individuo si ritira completamente dalla vita sociale, isolandosi completamente dalla famiglia, dagli amici e dalla società in generale. Trascorrono la maggior parte del loro tempo in casa, evitando qualsiasi tipo di interazione sociale e comunicazione con gli altri.
Le cause possono essere varie, tra cui il disagio sociale, la pressione eccessiva dalla società, il fallimento scolastico o lavorativo, problemi di salute mentale o altri fattori personali.
Tra i ‘fattori personali’ si apre un mondo, frutto della singolarità di ogni individuo.
Tutto cambia a secondo di come si guarda il mondo.
Ed è proprio da questo punto di vista che dovremmo iniziare la nostra comunicazione..
Mettersi nei suoi panni, conoscere prima di giudicare, ascoltare prima di dare sentenze o di fare i saggi.
Prima o poi passerà?
Chi può dirlo.
Magari una mattina si sveglierà e capirà senza bisogno di nessuno che così non si può vivere.. che sta solo sprecando il tempo.
Ma il tempo perso è perduto per sempre.
Giorni preziosi, esperienze da fare, possibilità di crescita svanite.
Gli hikikomori spesso soffrono di solitudine, depressione e ansia.
Ma è anche triste pensare che possono avere difficoltà a reintegrarsi nella società una volta che decidono di uscire dal loro isolamento.
Il sostegno psicologico, familiare e sociale è spesso necessario per aiutare gli individui affetti da hikikomori a superare la loro condizione e a reintegrarsi nella vita sociale.
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