Avrai sentito parlare del termine giapponese Hikikomori, deriva dal verbo hiku (tirare indietro) e komoru (ritirarsi), per indicare quelle persone che scelgono di non avere più vita sociale rinchiudendosi in casa. Perché? E soprattutto come si aiuta un hikikomori?
Purtroppo non esiste una regola fissa, una soluzione preconfezionata per tutti questi casi; così diversi, unici come lo sono le persone che rappresentano.
Tutti noi siamo universo, appartenenti a noi volta in un universo complesso e interconnesso.
Chi può avere la pretesa di avere un quadro preciso di un malessere così intimo?
Credo che neanche il diretto interessato, anche se volesse, potrebbe raccontare dettagliatamente cosa ha innescato tutto ciò.
Tutto comincia da qualcosa, chiaro, ma a livello di subconscio qualcosa si è rotto.
Cause, concause, forse un groviglio di convinzioni, paure e insicurezze che adesso è difficile da sciogliere.
Generalmente il tutto si presenta con fenomeno di depressione, fobia sociale, schizofrenia
nella psichiatria
Purtroppo ad oggi che scrivo nella psichiatria internazionale (DSM-5) non è riconosciuto come una categoria ben precisa.
Questo non significa però che psichiatri e psicologi non abbiamo ad oggi le risorse per aiutare il paziente e la famiglia.
Anzi, trattandosi di un problema sociale purtroppo sempre più comune, oggi la maggior parte degli specialisti sanno già quale percorso far intraprendere.
Però come spunto di riflessione potremmo valutare ciò che dice il Ministero della Salute Giappone, che ha infatti identificato alcune caratteristiche e sintomi associati all’hikikomori:
- Isolamento sociale. Gli hikikomori si ritirano dalla vita sociale, evitando le interazioni con gli altri e trascorrendo la maggior parte del loro tempo confinati in casa.
- Rifiuto delle responsabilità sociali. Spesso evitano gli impegni lavorativi, scolastici o familiari e tendono a non partecipare alle attività sociali.
- Deterioramento delle relazioni interpersonali. Gli hikikomori possono avere difficoltà a mantenere relazioni sane con familiari, amici o altri membri della società.
- Sintomi di ansia o depressione. Possono manifestare sintomi di ansia, depressione o altri problemi di salute mentale che possono essere una causa o un effetto dell’isolamento sociale.
- Durata prolungata. L’hikikomori può durare per mesi o addirittura anni, con l’individuo che trascorre la maggior parte del tempo confinato in casa.
- Esclusione di altri disturbi. Si esclude pertanto la definizione di hikikomori nel caso in cui il paziente presenta altri disturbi certificati più gravi, come una depressione importante etc.
Conoscere e agire
Avendo identificato il fenomeno, escludendo quindi altre cause di maggiore entità, bisognerebbe chiedere aiuto ad uno specialista.
Purtroppo quasi sempre un malessere del genere chiude la persona che potrebbe rifiutarsi di esternare le sue cose più intime ad uno sconosciuto.
E, per completezza, spesso neanche agli stessi genitori!
Quindi vi è questo muro, dove l’errore più comune è far finta che vada tutto bene.
Non va bene, non va bene per niente.
Un malessere del genere che viene lasciato correre, ha 2 potenziali gravi conseguenze:
- la persona in questione perde fasi di vita importanti, che segneranno il suo futuro con deficit comportamentali e brutti rimpianti
- la persona in questione potrebbe commettere delle pazzie, facendosi del male, stanca di questo stesso stato
Quindi, non è da prendere sotto gamba!
Io credo che un genitore raggiunge già un ottimo risultato quando:
- fa aprire l’hikikomori a esternare il suo malessere, le cause di ciò o meglio quelle che crede tali
- lo motiva ad accettare una sfida, un corso, un nuovo sport, l’ingresso ad una associazione
- lo convince a farsi ascoltare e aiutare da uno psicoterapeuta
Un muro invaricabile
Può succedere invece che qualsiasi dialogo sia negato, qualsiasi tentativo fallisca.
Che fare?
Innanzitutto i genitori a quel punto dovrebbero iniziare ad allargare il cerchio delle loro valutazioni.
Il rapporto dei coniugi, se presenti, l’analisi degli equilibri in famiglia e della scala dei valori.
A cosa date più valore? Siete di solito persone ansione?
Solo esempi di come il comportamento degli adulti possa riscuotersi nelle convinzioni e nelle (cattive) abitudini dei più giovani.
Quindi sto parlando di valori, ansia, abitudini.. un lavoro quindi da fare ad ampio spettro per dare l’esempio, rivedere tutto, migliorare il possibile.
Essere i primi a tornare a vivere come vogliamo, per trascinare con l’esempio positivo chi è rimasto indietro.
Il sogno di ogni famiglia è un rapporto (quasi) amichevole con i figli.
Dico quasi perché i ruoli sono fondamentali, ma lo è di più il dialogo e la guida del genitore stesso.
Cioè, non sto dicendo che si deve accompagnare per mano la prole fino che invecchino; mamma orsa cresce i cuccioli e le insegna a cavarsela da soli, poi li molla e ciascuno per la sua strada.
Ma appunto insegna a cavarsela da soli!
So che tu che leggi l’hai fatto, anzi hai fatto il meglio che potevi.
L’analisi di tutti noi è se, pensandoci nel giusto, non abbiamo fatto bene o non abbastanza.
Le regole interpersonali sono sottili, a noi l’autoanalisi.
Tanti poi non hanno rapporti con i figli.
Padre il cui unico compito è portare la grana a casa, per poi pensare ai cavoli loro.
Non sono cattivi, magari sono anche genitori impeccabili, se non per il fatto che non si vive di solo pane e specialmente un figlio maschio ha bisogno della guida della figura paterna.
Piccoli esempi di riflessioni, per avere gli strumenti di rompere quel muro, per il bene e il futuro dei più giovani.
Perché non deve essere permesso loro di sprecare la loro preziosa gioventù.
Alla prossima!
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