Avevo già parlato della trappola dei doveri, cioè una vita carica di ‘devo’ anche fuori dal lavoro.
Qualsiasi cosa può essere considerata un compito importante che bisogna compiere, una task a cui mettere una bella spunta.
Meditare è una pratica antichissima che ci dona innumerevoli vantaggi, di questo ne avevo già parlato qui, qui e qui.
Io stesso da quando l’ho scoperta cerco di praticarla ogni giorno, almeno per 5 minuti.
Di solito chi prova e poi lascia stare crede di non essere capace, di non essere abbastanza bravo.
Alcuni erroneamente la conoscono come una pratica per ‘non pensare’, e rimangono delusi quando scoprono che non riescono a fermare la mente.
La nostra mente infatti ha una propria indipendenza per certi versi, e fa semplicemente il suo lavoro: quello di pensare.
Pensieri vari, mescolati tra ricordi, fantasie, previsioni, preoccupazioni e analisi; riempiono la nostra mente e occupano continuamente la nostra attenzione.
E non sempre questa attività celebrale è a nostro favore.
Uno dei motivi per cui meditare quasi spaventa ad alcuni, è proprio il rifiuto di misurarsi con ciò che passa per la nostra mente.
Non so se ti è mai capitato di sentire qualcuno dire che ‘meditare mi rende nervoso’, ‘quando medito anzi penso di più del solito’ etc.
Tutti ragionamenti logici, per chi guarda la meditazione per quello che non è.
Qual’è l’obiettivo?
Esatto. Ma qual’è l’obiettivo di meditare?
Bene, potrei elencare il modus operandi classico o i vantaggi che ne ricaviamo, ma forse è meglio dire che NON C’È OBIETTIVO.
Proprio così.
Non si medita per raggiungere questo o l’altro risultato.
Se vuoi approfondire i benefici, ho trovato un’altra interessante ricerca > https://www.fondazionecarilucca.it/sites/default/files/pdf/rassegna_stampa_studio_imt_sulla_meditazione.pdf
E per lo stesso motivo non c’è chi medita meglio o peggio (magari usando come metro di giudizio il ‘pensare meno’).
Esiste semplicemente chi medita, e chi no.
È chiaro che i maggiori benefici arrivano dopo anni di pratica, come del resto ogni cosa in cui ci cimentiamo.
Ma il metodo giusto per abbracciare questa pratica millenaria, è non mirare ad un obiettivo particolare.
Niente di particolare o di straordinario c’è richiesto.
Semplicemente stare concentrati nel respiro, e ritornarci quando la mente ci porta altrove.
I greci distinguevano Telos e Skopos.
Entrambe le parole potremmo tradurle in ‘scopo’, ma Telos è la perfezione del gesto, il modo in cui facciamo una cosa senza pretendere lo Skopos, cioè il risultato finale.
Tutto ciò ci insegna anche, nella vita di tutti i giorni, a stare attenti alla ‘mania di perfezionismo’.
Alla prossima!
Il libro consigliato di oggi: ‘Tre minuti al giorno per meditare: Introduzione a una tecnica millenaria’.
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